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And One! – Storie da Playgrounds

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Non si può aprire una rubrica dedicata alle leggende, alle vicende, alle storie e ai personaggi dello Streetball mondiale, senza introdurre colui che con il suo impegno ha lasciato nel cuore del mondo street e nella street culture un marchio indelebile che sarà sempre accompagnato e sempre accompagnerà lo streetball stesso. 

Se si parla di Basket, di basket di strada, giocato nei playgrounds, si parla di New York, si parla di Harlem, ci si sente obbligati a “riverire” Holcombe Rucker, l'uomo che ha fatto dello street basket un motivo sociale, più che un goliardico passatempo per giovani, non professionisti o pro in vacanza. 

Nato il 2 Marzo 1926 nella “Grande Mela”, Rucker riconosce subito nella palla a spicchi lo strumento utile per rilanciare socialmente quei quartieri (Bronx ed Harlem su tutti) che sin dai primi decenni dello scorso secolo rischiano di divenire palcoscenici di un degrado sociale e culturale irreversibile, sistematico. I giocatori di colore negli States erano ancora difficilmente predisposti a farsi reclutare dalle Università (e viceversa le Università difficilmente elargivano borse di studio per ragazzi non bianchi, spesso poco abbienti e dalla provenienza sociale quasi sempre disagiata) e le sfide nei playgrounds, già numerosissimi (a NYC nel primo trentennio del '900 si contano già oltre 90 playgrounds attivi, gestiti dal New York City Department of Parks and Recreation, nato nel 1910), spesso terminavano in risse che compromettevano la possibile apertura del “campetto” nei giorni seguenti, oltre all'incolumità e le conseguenze legali e penali per i giocatori coinvolti. 

La scelta, difficilissima per un ragazzo di colore di 21 anni proveniente da Harlem, è quella di conseguire la licenza di “gestore subordinato” di un campo posto tra la 155ma e Frederick Douglas Boulevard, rimetterlo a posto e in un anno far si che i migliori giocatori dei quartieri di New York si potessero sfidare per la sua “Rucker's League”. Letta in questi termini, sembrerebbe una semplice “proclamazione di santità cestistica di strada” per l'ideatore di un torneo che, per quanto straordinario, mitologico e tra i primi cinque nel suo ambito a livello mondiale (grazie anche alle leggende straordinarie che come il grigio dei capelli di chi le racconta, migliorano e si implementano col passare degli anni) resta pure sempre un “semplice” torneo di basket. 

Ma la straordinarietà di Holcombe Rucker sta nella sua stessa idea, palese a molti solo oggi, dopo oltre mezzo secolo di distanza dalla sua nascita: utilizzare il basket per far comprendere l'importanza dell'istruzione, di una forma di “formazione di base”, suk campetto come nella vita normale. Egli stesso conseguirà un diploma di laurea che gli consentirà di terminare la sua brevissima apparizione terrena (morirà a causa di un cancro a soli 39 anni, nel 1965) diviso tra il Playground e la cattedra della J.H.S. di New York. 

Al suo diploma di laurea si devono aggiungere obbligatoriamente gli oltre 700 ragazzi di colore che, tra un tre-contro-tre e un torneo di preparazione all'appuntamento estivo del Rucker Park (così rinominato nel 1974 dalla citta di New York, in modo da marchiare indelebilmente le gesta del suo “curatore” principale), grazie alla perseverante spinta del “Prof. Holcombe Rucker” sono riusciti in quel periodo storico fatto di grandi discriminazioni socio-culturali, ad uscire dall'anonimato del “ghetto”, affermandosi nella vita reale, anche solo grazie ad un diploma, per pochi una laurea. 

Spesso il nome di Holcombe Rucker si fonde e confonde con le gesta di tantissime leggende dello streetball della grande mela, da “The Goat” a “Doctor J”, da “Kareem” a “Big Earl Monroe“: molti di loro sono diventate leggende del firmamento del mondo NBA, altri si perdono nei racconti di chi ha avuto la fortuna di vederli.

Ma ogni anno, quando il nipote di Holcombe Rucker, organizzatore e principale promoter del “Holcombe Rucker Park Pro-Am Tournament”, lancia per aria la prima palla a due, sotto gli occhi di migliaia di curiosi, devoti ballers, “l'arcobaleno” di quella traiettoria, che si perde nel cielo di NYC, disegna il sorriso del buon vecchio Prof. Rucker, in onore del quale anche le giovanissime leve del basket pro NBA (Kevin Durant tra gli ultimi, ma anche Vince Carter, Anthony Davis, Kyrie Irving, Kobe Bryant e LeBron James) si tolgono lo sfizio di farsi una partitella in quel campo senza il quale, probabilmente, il basket di oggi, non sarebbe lo stesso. 

Each One, Teach One” – Ognuno insegna a qualcuno, motto di Holcombe Rucker