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And One! #3- Storie da Playgrounds

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Quando mi è stato chiesto di “introdurre” attraverso questo canale le storie dei più influenti “ballers” al di qua e al di la dei nostri limiti geografici, avevo tante idee e storie da rigurgitare rapidamente sui tasti della tastiera, tra ricordi, ricordi di racconti, ricordi visivi di cui siamo inconsapevolmente custodi, sperando di tramandarli ad altri. 

Dopo i primi due appuntamenti, prettamente storici e “romantici”, ho ripercorso a ritroso nella mia memoria le immagini che i primi canali YouTube regalavano, direttamente in lingua originale e senza sottotitoli, agli occhi di un giovanissimo ragazzino del Sud Italia. 

And1 Mix Tape

Quando dici streetball, rievochi necessariamente un gruppo di pionieri raccimolati da un brand di calzature dalla storia più o meno altalenante, in modo da portare in giro negli States un tour filmato, registrato e commentato dai ballers per i ballers. Quando dici And1 (e non parlo del titolo della nostra rubrica), dici AND1 MIXTAPE (per i più giovani, documentatevi), e quando parli di AND1 MIXTAPE, parli del basket giocato da mostri sacri quali Hot Sauce e Skip 2 My Lou.

Se per il primo, del quale certamente parlerò in futuro, la carriera è stata fondamentalmente legata ai playground d'asfalto e ai tour promozionali della già citata linea di scarpe che fu di Stephon Marbury e altri a cavallo tra l'ultimo decennio del '900 e i primi anni del nuovo millennio, per il secondo il discorso si articola su due livelli, anzi tre, che si sono alternati, ciclicamente, e che hanno consegnato Rafer Alston e le sue gesta nel mondo delle leggende dello streetball mondiale. 

New York, New York … ancora una volta

Newyorchese DOC, proveniente da Jamaica, non al caldo dei caraibi ma nel Queens e cresciuto tra le strade di NYC, Rafer sviluppo in maniera rapida e autonoma un amore per la palla a spicchi che è passione condivisa, oltre che attività costante durante le giornate made in NY di tutti i suoi compagni di classe. Le first classes dell'High School lo vedono protagonista nella Benjamin N. Cardozo HS, NY, dove in poco perfeziona i suoi movimenti e il suo range di tiro, nonostante un fisico non scolpito nel marmo, diventa praticamente illimitato. Per la tecnica, la capacità di giocare per conseguire un risultato vincente e la volontà di passare la palla, bisognerà attendere, e non poco. 

Rafer, non ancora S2ML, oltre al parquet della Scuola Superiore, economicamente non di primissimo livello, nonostante tra i suoi “diplomati” figurino assieme al futuro play di Houston e Miami anche il futuro direttore della CIA – George Tenet, altri 3 futuri giocatori NBA e uno dei più apprezzati idoli dei Porn Movies Made in USA, frequenta spesso i playgrounds del quartiere, dove preferisce intrattenersi per dare spettacolo e affronare, sin dai 13 anni, avversari di gran lunga più grandi, grossi e pesanti di lui.

La regola del Playground

Piccola nota a margine, per chi non ha dimistichezza con i playground USA: se non conosci nessuno aspetti che qualcuno ti chieda di giocare nel suo team, e se non vinci la prima, puoi attendere anche giorni interi prima di essere richiamato. 

Si narra che Rafer al “The Gadge” di NY abbia giocato ininterrottamente per 32 settimane in fila, nel '94, quando era già sulla strada per il primo College e come tutti i buoni prospetti aspirava ad una carriera collegiale di rispetto, per bussare al piano di sopra. 

Ecco, i reali problemi nascono ora, quando nel quadriennio di specializzazione collegiale, nonostante i numeri da capogiro sui parquet, nonostante l'opera di convincimento dei vari allenatori ne abbiano fatto una macchina da assit, il buon Rafer ha dovuto cambiare scuola per motivi non squisitamente tecnici: media voto insufficiente e scompensi caratteriali oltre alla incapacità di accettare figure di “controllo” superiori. Ora, dato che il “nostro” uomo non ha scelto Duke, Kentucky, North Carolina o LSU, ma da NY, East, è andato dapprima a Ventura College, Ventura, California (1994/95), poi da qui a Fresno prima alla Fresno CC (1995/96) e poi alla Fresno State Univ (1997/98), anche una chiamata NBA sarebbe stata cosa poco prevedibile, se non impossibile. 

L'estate del '98 tra l'HRP Tournament e la CBA

Nell'estate del '98 ritorna a casa e partecipa all'annuale HRP Tournament, dominando in lungo e in largo, siglandone 58 in semifinale e facendo impazzire il pubblico che inneggiava a lui con il coro “Skip to my Lou” per invitarlo a “saltare” con dribble moves i suoi avversari diretti; qui, dopo aver avuto una chiamata troppo distante (39ma) nel secondo giro del Draft del '98 dai Bucks, Skip decide di tentare una puntatina in CBA (Stampede) e simultaneamente di essere il protagonista “on the road” dei famosi MixTape di cui prima.

Se sull'asfalto il seguito e la fama dei vari interpreti capeggiati da Rafer e Hot Sauce (assieme a Half-Man&Half-Amazingg, The Helicopter e tanti altri) cresce in maniera esponenziale, lo stesso non si può dire per il basket vero, quello giocato, che Alston assaggia a singhiozzo nel '99 e nel 2002, con qualche apparizione tra le fila dei Bucks e successivamente a Miami, via Toronto. Al termine del 2003 però le sue cifre, da vero comprimario, grazie anche allo scambio tra Heat e Raptors con Mike James, liberano un po di spazio per il Play da Jamaica, Queens. 

Carpe diem Skip

E Skip, indemoniato e funambolico palleggiatore, non fa altro che cogliere l'opportunità inseguita dai primi palleggi sull'asfalto newyorchese. Dapprima una stagione a 14 di media ai Raptors, quindi la cessione ai Rockets dove diverrà play titolare, nonostante la carestia di premi, successi e momenti da ricordare. La miglior stagione, delle tredici che comunque Alston trascorrerà e completerà in NBA risulta essere proprio la prima a Houston, con oltre 38 minuti di impiego di media e quasi 7 assist a partita, undicesimo nella classifica generale dei migliori assist-man. 

The end on high note

Ma nonostante tutto, nonostante sponsor, soldi, lifestyle e cornici dorate, Skip sa che il suo animo è da baller, e nonostante le offerte tardino ad arrivare, al momento di cambiare aria, e trasferirsi da Houston a New Jersey, vicino casa ma distante anni luce dal suo Habitat, decide che è troppo, e per il suo bene, è preferibile “end on high note”, terminare sulla nota più alta, dopo la prima tripla-doppia firmata in maglia Nets e i “mal di pancia” che lo porteranno nuovamente a Miami. Andrà vicinissimo, con i Magic di Howard, anche al titolo NBA, ma Kobe e i Lakers rispedirono al mittente l'invito di Orlando ad entrare nella storia, dalla porta sbagliata. 

Filosofie ed addii 

Dirà addio all'NBA nel 2010, chiudendo con 6 squadre in 13 anni di carriera rispettabile ma costellata, come per High School e College da rinunce auto imposte, come quella di mancare ad allenamento e media camp degli Heat, che porteranno a sospensione di attività, decurtazione del contratto e definitivo taglio. Andrà in Cina, ci riproverà con la NBDL nel 2012, ma troverà pace solo come “animale libero” nel suo habitat naturale, il playground. 

Perchè puoi addomesticare un animale a seguire gli schemi, a sentire i “pass”, i cambi difensivi, a leggere le difese e a “forzare” sedute con giornalisti, TV e quanto altro. Ma a Rafer interessava giocare, non vincere, umiliare, divertire e divertirsi. Non il titolo NBA.

Puoi chiamarlo spreco, per lui era uno spreco giocare “solo” per vincere.