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Fortitudo Bologna: arriva Michele Ruzzier

Luigi Liguori 13 Luglio 2016
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Fortitudo Pallacanestro è lieta di annunciare l’arrivo in biancoblù di Michele Ruzzier. Playmaker, nato a Trieste il 9 febbraio 1993, Ruzzier ha svolto tutta la trafila giovanile nella sua città natale fino ad approdare in prima squadra già all’inizio del 2011. Nella stagione sportiva 2011/2012, ha guidato la Pallacanestro Trieste alla promozione in Legadue, potendo poi maturare nei due campionati successivi una significativa esperienza nello stesso campionato, risultando uno dei pochi italiani della categoria a giocare da titolare nel suo ruolo, nonostante la giovanissima età. Nel giugno 2014, è stato ingaggiato dalla Reyer Venezia, acquisendo esperienza nel campionato di serie A (nel quale ha debuttato nella stagione 2014/15) per poi mantenere nell’ultima annata (sempre in massima serie con la Reyer) una media di 13 minuti giocati, 2,8 punti segnati e 1,8 assist distribuiti per partita. Ruzzier arriva in Fortitudo con la formula del prestito e indosserà la maglia numero 10.

Fonte: Ufficio Stampa Fortitudo Bologna

Luigi Liguori

Figlio d'arte con una passione per la pallacanestro, il giornalismo e l'Economia (se dello Sport ancora meglio). In passato ha collaborato con la LNP, BasketNet, Basketmercato, Il Roma e SuperBasket. In televisione ha iniziato con la sua prima telecronaca su SportItalia all'età di 17 anni fino ad essere ospite fisso tra il 2014 ed il 2015 per "SiBasket" con l'amico (ed anche correlatore di laurea triennale) Matteo Gandini. Quattro Final Four di Eurolega, troppe per contarle Finali di Coppa Italia, un giorno vorrebbe anche seguire una Finals di NBA. Laureato in Triennale in Economia Aziendale e Management dello Sport, in Magistrale sia in International Business Management che in Marketing, cerca di aiutare sempre il prossimo e non ha paura di nuove sfide. Ha vissuto a Napoli, Milano e Parigi: il suo sogno? Lavorare negli Stati Uniti ... se per una franchigia di NBA ancora meglio. La sua frase preferita è "Il peccato più grande è convincersi dell'inutilità dell'onestà", Beppe Severgnini.

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