NBA

Come vanno le cose nella NBA dopo il primo mese di gioco?

Analisi, impressioni e opinioni personali sull'andamento della regular season NBA dopo il primo mese di partite

Sono passati esattamente 31 giorni dall’inizio della regular season NBA 2017/2018, e già tantissime cose sono successe nel mondo dell’Assosiation. Proviamo a tirare le primissime, personalissime (e totalmente parziali) fila di questa giovane stagione.

 

SQUADRE PIÙ SOPRENDENTI

1) Detroit Pistons:

Alzi la mano chi si aspettava Detroit con un record di 10-4, dietro solo ai caldissimi Boston Celtics nella Eastern Conference. Esattamente nessuno. Ma quali sono i segreti del successo della banda di coach Stan Van Gundy? La parola d’ordine è equilibrio”: top 10 sia in Offensive e Defensive Rating, con quatto giocatori in doppia cifra di media ma nessuno oltre i 20 punti a sera. Fondamentali i 15 rimbalzi a partita di Drummond, la difesa e le percentuali da tre di Bradley e la costanza realizzativa di Harris (19 punti di media a partita).

Continueranno su questa strada o si spegneranno lungo la stagione? Chi vivrà, vedrà

 

2) Boston Celtics:

Come si può mettere tra le sorprese una squadra fresca di arrivi del calibro di Kyrie Irving e Gordon Hayward, tra le favorite al titolo sin dall’estate?Beh, basti tornare al “maledetto” season opener contro Cleveland per avere la risposta. Maledetto non certo per la sconfitta (99-102), ma per ciò che accadde al quinto minuto di gioco: taglio backdoor, alley oop, caduta rovinosa e bum: gamba rotta e stagione finita per Gordon Hayward. Un infortunio che avrebbe devastato qualsiasi squadra, ma non i Celtics: 14-1 il record dopo quella notte (con 14 vittorie consecutive), primi in Difensive Rating, secondi in Rebound Percentage, terzi in Net Rating.

Sarà il loro anno a Est? Bisogna sempre chiedere le chiavi al re giù nell’Ohio…

 

SQUADRE PIÙ DELUDENTI

1) Cleveland Cavaliers:

Atlanta? Brooklyn? Indiana? Orlando? Può una squadra da titolo permettersi di perdere con questi mediocri avversari? In Ottobre e Novembre probabilmente ancora sì, se in squadra sei ricco di veterani esperti e hai il giocatore più forte del mondo in Lebron James. Ciò non toglie che la macchina di Cleveland è ancora ben lontana dall’essere competitiva: ultimi in Defensive Rating (!), ventesimi in Turnover Percentage, ventunesimi in net ratings, diciannovesimi in 3P%. E un record di 8 vinte e 7 perse, già 5,5 partite dietro i rivali di Boston nella Eastern Coference.

Tutto finito? Ovviamente no, ma serve una bella svegliata in difesa per competere con il top della NBA.

 

2) Oklahoma City Thunder

Le attenuanti per OKC sono sicuramente tante: arrivo in estate di George e Anthony, adattamento per Westbrook rispetto alla stagione da MVP, chimica da ritrovare con il resto della squadra. Detto ciò, pochi si aspettavano un inizio così sottotono per una seria candidata ad essere “l’anti-warriors” della stagione. Tra brutte sconfitte con Sacramento, Denver e Minnesota, il diciottesimo posto per Offensive Rating, diciannovesimo in True Shooting Percentage e il ventesimo in Assist/Turnover Ratio, ancora non si è vista la necessaria fluidità offensiva che tutti ci aspettavamo alla vigilia. Fa ben sperare il secondo posto in Defensive Rating, che aiuterà moltissimo andando avanti nella stagione per migliorare un mediocre 7-7 di record.

Work in progress, soprattutto in attacco. Ripassare più avanti

 

CANDIDATI MVP

1) James Harden:

Dopo due secondi posti negli ultimi tre anni, la Barba più famosa del West sembra determinata a vincere l’MVP per la prima volta in carriera quest’anno. Il suo primo mese è stato a dir poco favoloso: 31,8 punti (primo), 4,8 rimbalzi e 10,1 assist (primo) di media, 40% da tre su 11 tentativi a sera (!), primo per Usage Percentage, primo per Assist Percentage, miglior record a ovest (12-4). Ma soprattutto un dominio del campo davvero assoluto, condito da una prestazione da 56 punti e 13 assist, e un timido miglioramento in difesa, storico tallone d’achille.

Sarà il 2018 finalmente l’anno di James Harden?

 

2) Giannis Antetokoumpo

Il greco dal nome più impronunciabile del mondo è LA sorpresa di questo inizio di stagione. Fresco di Most Improved Player 2017, si è presentato ai blocchi di partenza della stagione carico come un cannone: 30,6 punti (secondo), 10 rimbalzi, 4,4 assist, 2 stoppate (settimo) di media, con il 56% dal campo, primo in Efficency, primo in Player Impact Estimate e, non dimentichiamolo, solo 23 anni d’età. Incredibile il progresso velocissimo di Giannis in queste 5 stagioni, sia come giocatore che come leader dei Bucks, dei quali è leader in punti, rimbalzi, rubate, stoppate, e terzo in assist.

Stiamo assistendo alla nascita di una superstar totale. Se continua così, “the sky is the limit”.

 

Ecco alcuni pensieri personali su questo inizio di stagione NBA, pronti a essere prontamente smentiti da tutto ciò che succederà da qui fino a Giugno!

 

 

 

 

 

 

 

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Marco Testolin

Nato a Padova il 27/11/1997. Frequenta la facoltà di Scienze Politiche, Relazioni Internazionali all'Università di Padova. Gioca a basket fino all'età di 15 anni, e si appassiona all'NBA grazie a Kobe Bryant nella prima finale contro i big three di Boston nel 2008. Da allora segue quotidianamente il mondo NBA attuale e storico. Sognando di diventare un telecronista sportivo, in Italia o oltreoceano, collabora con The Basketball Post da luglio 2017

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