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The Mistake on the Lake – Cleveland tra passato e futuro

Antonio Lambiase 15 novembre 2018
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Una città maledetta

Siamo in Ohio, più precisamente lungo il fiume Cuyahoga si erge la città di Cleveland, la più famosa dell’intero stato, che ha fatto dell’industria il suo punto di forza. Non solo di industria vive Cleveland, ribattezzata dai media locali “The Mistake on the Lake”, ovvero “L’errore sul lago” in relazione alle difficoltà economiche (e sportive) che ne sono derivate dall’incendio sulle rive del fiume Cuyahoga (dove poi sfocia nel lago Eric). Infatti, dopo l’accaduto la città non è riuscita a risollevarsi da quell’accaduto. Ma facciamo un passo indietro: prima dell’incendio avvenuto negli anni 60, Cleveland era una realtà fiorente della America del dopo guerra, sia dal punto di vista siderurgico sia anche dalle vittorie delle squadre locali; nel football americano, i Browns tra il 1946 e il 1955 inanellano titoli a non finire (dal ’46 sono quattro i titoli consecutivi): la neo nata federazione NFL aveva il suo padrone. Passando al baseball, sport nazionale, la situazione non era così tanto differente; gli Indians avevano dato la prima gloria ai suoi tifosi nel 1920 per poi raddoppiare la posta nel 1948. Discorso a parte per il basket; i Cavs esordiscono nel 1970, quindi dopo il famoso incendio, e sei anni dopo vincono la loro Central Division per poi arrendersi ai Boston Celtics nelle finali di Confenrence.

Cleveland, quindi, dopo gli anni del boom, sia economico che sportivo, inizia a crollare e la popolazione inizia a pensare ad una sorta di maledizione derivata dall’incendio. Ritornando alla NFL, i Borwns tra il 1981 e il 1989 vanno sempre vicini al Super Bowl senza mai vincerlo. Infine dal 1995 fino al 1999 rimangono inattivi per poi far passare la franchigia a Baltimora diventando così i Baltimora Ravens. Quando però la città riesce a far tornare indietro la squadra, i Browns non sono più la squadra ammirata negli anni di gloria. Il baseball non vive il suo periodo migliore e il basket riesce a stare a galla nella NBA.

Un uomo contro la maledizione

26 Giugno 2003: Al Madison Square Garden di New York si decide il futuro della NBA e di Cleveland che ha in pugno la scelta numero 1 al Draft. Il profilo ideale è quello di LeBron James natio di Akron, Ohio. Per risollevare le sorti della franchigia, che quell’anno lì, disputò la peggiore stagione della loro storia, serviva un Prescelto. LeBron, quello stesso anno, vince il Rookie of the Year e quattro anni più tardi porta i Cavs a giocarsi il titolo contro San Antonio ma quella fu una passeggiata per i ragazzi di coach Pop. La storia di James con la città di Cleveland si interrompe nel 2010 quando il Prescelto cambia squadra cercando il titolo sperato (e poi centrato) a Miami. I Cavs, senza James, non riescono a vincere e il #23 decide di tornare nella sua Cleveland per portare il titolo NBA in quella città maledetta da quell’incendio. E così è stato: nel 2016, Cleveland si laurea campione NBA per la prima volta nella sua storia e scrive il suo nome nei libri di storia completando una grandiosa rimonta ai danni dei Golden State Warriors: ribaltare uno svantaggio di 3-1 e vincere 4-3 in trasferta, nessuno era mai riuscito. L’anno successivo, i Cavs centrano ancora le Finals senza però bissare il successo della passata edizione. L’epopea di LeBron James non finisce qui: il 30 giugno 2018 esce dal contratto che lo lega ai Cavs per testate la free agency. Per lui non è un problema trovare una squadra disposta a prenderlo: dopo solo 24 ore immerso nella free agency e dopo aver rispettato le proposte di Cleveland, decide di lasciare definitivamente quindi la squadra dell’Ohio per andare ai Los Angeles Lakers firmando un contratto per quattro anni da 154 milioni di dollari e tentando, con la squadre dei laghi, il sogno playoff.

Ma dopo la cessione ai Lakers, cosa ne è dei Cavs? Nella stagione appena iniziata i vice campioni NBA non se la passano bene: nel momento in cui scrivo, sono ultimi nella loro Conference con uno scandaloso rapporto W-L di 1-10. Con questo ruolino di marcia, l’head-coach del titolo 2016 Tyronn Lue è stato licenziato ed al suo posto è arrivato Larry Drew. Le speranze della franchigia sono affidate alla nuova scelta del Draft, Collin Sexton. Il classe ’99 però non sta portando i risultati desiderati, viaggiando ad una media di 10.9 punti. Inoltre ci sono dissapori nello spogliatoio tra i veterani e i nuovi che stanno man mano creando scompiglio ad una franchigia non molto fortunata. Un altro “big” come Kyle Kover aveva chiesto la propria cessione dopo l’addio di James.

Le speranze per il futuro

Insomma, dopo l’uomo della provvidenza, Cleveland è ripiombata nel baratro della maledizione di quello storico incendio e se vuole invertire la tendenza dovrà sicuramente cambiare il modo di gestire una franchigia, entrata nel caos vero e proprio e non piangersi sul latte versato, visto che ormai James non tornerà più, avendo scelto le luci scintillanti di Hollywood ad una città speranzosa. Cambiamento: questa è la parola che dovrà riecheggiare non solo dentro le mura della Quicken Loans Arena ma anche tra i seggiolini del Progressive Field, dove giocano i Cleveland Indians che hanno sfiorato il titolo nel 2017 e al FirstEnergy Stadium, casa dei Browns militanti, come abbiamo detto nella NFL.

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Antonio Lambiase

Nasce a San Giovanni Rotondo (FG) il 18/04/1992. Sin da piccolo si appassiona al calcio prima e subito dopo segue e si informa sullo sport in generale, il basket su tutto. Si diploma presso l'Istituto Pascal di Foggia. Il suo amore per i viaggi e le lingue straniere lo portano a frequentare il Corso di laurea in Mediazione Linguistica presso L'università degli studi di Macerata. Quasi in dirittura d'arrivo,si auspica di terminare gli studi intrapresi per dedicarsi a quello che per lui oltre ad essere un possibile futuro lavoro e un piacere... il giornalista sportivo in giro per il mondo!!!!

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