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Pagellone NBA #14: Curry riscrive la storia, caos a New York

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PROMOSSI:

– Stephen Curry: la settimana del numero 30 dei Warriors è stata ricca di emozioni, 4 partite giocate che si possono riassumere in queste cifre: 43.8 punti, 7.3 assist e 5.8 rimbalzi, 60.8% dal campo, 61.1% nel tiro da 3 (33 triple messe a segno). Serve aggiungere altro? Si bisogna aggiungere che abbiamo la fortuna di assistere ad un momento storico, ad un qualcosa che sta rivoluzionando il modo di intendere la pallacanestro, ciò che sta mettendo in mostra Steph Curry sta facendo il giro del Mondo e sta lasciando tutti a bocca aperta, compresi i colleghi che ormai non possono evitare di esaltare il talento di questo piccolo grande uomo.

– Damian Lillard: l'incredibile quanto ingiusta esclusione dall'All-Star Game ha, se possibile, motivato ancora di più Damian Lillard che con il prezioso apporto di CJ McCollum sta guidando i suoi Blazers ad un'annata con risultati oltre ogni più rosea aspettativa. A Portland erano tutti convinti di dover vivere una stagione di sofferenze e di ricostruzione ed invece viaggiano in piena zona playoffs con record ampiamente positivo (32-28). Gran parte del merito va dato alla personalità ed al talento di questo ragazzo che, in tutta la sua carriera NBA, ha dimostrato di saper trascinare i suoi compagni oltre i propri limiti, quel che in una parola si definisce un Campione.

– San Antonio Spurs: nella stagione dei Warriors è quasi fisiologico che tutto il resto passi sotto silenzio ma i San Antonio Spurs con un record di 50-9 stanno vivendo la miglior regular season della loro storia. Si avete letto bene, nemmeno gli Spurs inarrestabili della prima era Duncan erano riusciti a tenere un ritmo di questo tipo.

– Eastern Conference: dopo anni di mediocrità finalmente la Eastern Conference ci sta proponendo una lotta playoffs fatta da squadre con record vincente. Alle spalle di Cavs e Raptors, saldamente nelle prime due posizioni, regna un equilibrio a buoni livelli che non si vedeva sulla costa est da troppo tempo; i Boston Celtics (in terza posizione) ed i Washington Wizards (in decima) sono distanziati da sole 6 partite e se la postseason iniziasse oggi avremmo i Detroit Pistons esclusi con un record oltre il 50% (31-29), numeri che per un decennio ed oltre abbiamo visto ad Occidente del Mississipi.

 

BOCCIATI:

– Oklahoma City Thunder: abbiamo passato un'intera estate a discutere su come sarebbero cambiati i Thunder sotto la guida di coach Billy Donovan, si sono consumati fiumi di inchiostro nell'analizzare i presunti errori del suo predecessore Scott Brooks, risultato? Dopo 59 partite di stagione regolare i Thunder sono esattamente quelli che erano 2/3 stagioni fa, una squadra basta su due individualità eccezionali, con un supporting cast rivedibile e con molte difficoltà nell'eseguire giochi con senso logico sotto pressione. E' ovvio che se hai tra le tue fila due fenomeni come Russell Westbrook e Kevin Durant la tentazione sia quella di affidarti al loro talento ma fortunatamente il basket è un gioco di squadra e se questo talento non viene inserito in un contesto di squadra equilibrato e funzionale difficilmente si può arrivare dove i Thunder sognano di essere nel mese di Giugno.

– Houston Rockets: lo spogliatoio dei Rockets è chiaramente pronto ad esplodere, le frizioni tra James Harden e Dwight Howard sono ormai di dominio pubblico con i due che prima della trade deadline del 18 Febbraio hanno chiesto alla dirigenza di scambiare il collega “scomodo”. In Texas si stanno stancamente trascinando verso la fine della stagione, prima di un'estate che si preannuncia bollente.

– New York Knicks: dopo i primi due mesi che avevano fatto ben sperare con un record positivo e l'esplosione di Kristaps Porzingis, la stagione del presunto rilancio dei New York Knicks si sta trasformando nel solito incubo. Qualche infortunio di troppo ed il caos in panchina con il licenziamento di Derek Fisher e la promozione di un uomo con poco carisma come Kurt Rambis ha affossato la stagione di Carmelo Anthony e compagni tanto che al Garden durante la sfida contro Miami il pubblico ha intonato un polemico coro “Let's go Heat”. Ed ora che l'intoccabile Phil Jackson inizia a vacillare.

Mauro Mazza