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NBA

Nella Christmas Night la spunta Golden State contro Cleveland

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Dopo quarantotto minuti di grande agonismo sono stati i Golden State Warriors ad imporsi nel rimatch delle Finals contro i Cleveland Cavaliers con il punteggio di 89-83. Partita molto tattica in cui i dettagli hanno premiato la franchigia allenata da coach Luke Walton la quale ha contrastato splendidamente un attacco temibile come quello dei Cavs.

MVP

L’MVP della sfida è stato senza dubbio Draymond Green, autore di ventidue punti, quindici rimbalzi e sette rimbalzi aiutato da un superbo Shaun Livingston, capace di realizzare sedici punti segnando otto dei nove tiri che ha tentato. Per gli ospiti il migliore, dal punto di vista statistico, è stato LeBron James che ha segnato venticinque punti conditi da nove rimbalzi ma ora passiamo al recap della sfida più attesa di questa fantastica regular-season.

L'attesa, l'inizio ed il P&R tra Curry e Green

Nel primo quarto si sente l’attesa della sfida ed all’Oracle Arena tarda ad arrivare il bel gioco ma è il solito J.R. Smith ad aprire le danze con due triple da elevato coefficiente di difficoltà, le uniche di un primo tempo non eccellente per i Cavaliers. I padroni di casa però non ci stanno e sottolineano la supremazia tattica costituita dal pick n’roll tra Curry e Green, autore di un superbo primo tempo caratterizzato da ottimi canestri, molta fisicità a rimbalzo e la sua solita ottima visione di gioco tale da arrivare al ventiquattresimo con dodici punti, otto rimbalzi e quattro assist a referto. Grazie a ciò terminano i primi dodici minuti sul 28-19 controllando comodamente i ritmi del match.

La paura per Steph e la linea di galleggiamento dei Cavs

Nel secondo quarto però qualcosa cambia soprattutto grazie all’infortunio al polpaccio della gamba destra di Curry, che poi fortunatamente rientrerà, di conseguenza gli ospiti, grazie alla fisicità di LeBron e Thompson, riescono a rientrare nel vivo del match più atteso di questa prima parte di regular-season restando comunque a tre punti di distanza, sul punteggio di 45-42. Fino a quel momento è stata una partita con ritmi piuttosto bassi, così come il punteggio, in cui hanno influito i frequenti tiri forzati presi da James e l’assenza di Curry per gran parte del secondo quarto in cui la franchigia della Baia ha tirato con il 32% dal campo con un misero uno su cinque dai sette metri e settantacinque.

Terzo e quarto quarto: tutto d'un fiato

Il terzo quarto segue la falsariga dei primi due anche se, all’inizio di questo, si intravedono due minuti di alto livello dei Warriors fatti di grande difesa, come la rubata di Rush sul Prescelto, ed ottimo attacco, come la transizione successiva che porta a canestro Green su assist dello Chef, senza dimenticare l’ottima attitudine che si intravede nelle mani di Klay Thompson. I ritmi però si riabbassano e LeBron, J.R. e Tristant Thompson tengono a galla il roster di coach David Blatt creando così i giusti ingredienti per un’esaltante quarto quarto. Esso si apre con un’altra chiave tattica a favore dei guerrieri ovvero la capacità di Livingston di sfruttare il vantaggio di centimetri contro Irving, Dellavedova e Williams che ha portato sedici preziosissimi punti alle casse di Golden State, otto dei quali giunti negli ultimi dodici minuti. Partita che sembra archiviata a quattro lancette di orologio al termine ma coach Walton ha avuto a che fare con un’autentica forza della natura: LeBron James. Due schiacciate di pura potenza ed una stoppata di rara bellezza riportano la franchigia dell’Ohio dall’81-71 all’81-77… in un Amen. Poi però la chiude lo Chef con due finger-roll favolosi, anche se la difesa dei cavalieri gli ha lasciato un’autostrada. Dopo alcuni viaggi in lunetta, causati anche da due falli che faranno discutere di Dellavedova, si conclude la sfida dell’Oracle che lascerà molti interrogativi. È questo il potenziale difensivo dei Cavs su una squadra così tecnica come i Warriors? Cambierà il playbook offensivo della squadra di LeBron da qui sino a giugno? Sarà l’anno del back-to-back in quel della East Bay? Al momento è presto per rispondere a questi quesiti ma tra poco potremmo farlo perché tra soli tre mesi e mezzo sarà… playoffs time!