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Melo, così ci piaci! Anthony e una metamorfosi prima mentale e poi tecnica

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Quest’anno stiamo avendo l’onore di assistere ad una nuova versione di Carmelo Anthony. Da una parte non è più la macchina dei “trentelli” quotidiani e dall’altra non è più la prima donna che si distingueva per un individualismo quasi eccessivo e spesso irritante. Ora si sta fidando dei compagni, adattando ed espandendo il suo gioco in base all’aria che tira in casa Knicks e mostrando una maturità mai vista prima: è un uomo squadra a tutti gli effetti, protagonista di una situazione di fiducia e serenità.

L’Anthony 2.0 è un cestista decisamente più completo che sta esibendo, infatti, anche delle abilità nel passare il pallone e nel creare situazioni ottimali sul parquet. I 4.0 assist che ha attualmente nel tabellino rappresentano il suo “career-high” con undici stagioni NBA alle spalle e già due volte in questo 2015-2016 ne ha distribuiti ben 9. Numeri che fanno riflettere se proiettati su un realizzatore puro come lui, senza nessun tipo di punto debole quando si mette in testa di fare canestro. L’ex Syracuse sta anche catturando 7.6 rimbalzi a uscita e utilizzando più energie nella metà campo difensiva, sintomi del gioco più ampio, operaio e meno egoista che da fine Ottobre a questa parte ci sta facendo piacevolmente vedere.

Questo suo cambiamento mentale, perché tutto parte da lì (anche se i mezzi atletici non sono più quelli di 3-4 anni fa), si traduce nella fiducia che sta nutrendo verso il saggio progetto a lungo termine di Phil Jackson. E’ chiaro che l’obiettivo stagionale dei Knicks, comunque ottimi in questo 2016 (22-22 il record complessivo, 7-1 con il #7 in campo a Gennaio), è la conquista dei Playoffs, ma il futuro della franchigia della Grande Mela è ben progettato e amministrato da figure competenti. Il domani di questa squadra si chiama Kristaps Porzingis ed il suo rapporto con Anthony fa comprendere ancora meglio il salto di qualità psicologico dell’8 volte All-Star (a Febbraio saranno 9 visto che partirà in quintetto ad Est). 'Melo' sta tenendo il giovane rookie lettone sotto la sua ala protettiva, tutelandolo dentro e fuori dal campo; inoltre, come un mentore, lo sta motivando ogni giorno a dare il meglio con l’obiettivo di non abbassare mai l’asticella. Gli sta trasmettendo quella mentalità Made in USA che se vuoi rimanere a lungo “di là” devi per forza avere. 

Un’azione-simbolo della metamorfosi dell’ala classe 1984 la possiamo trovare nella partita di due giorni fa contro i Jazz al Madison Square Garden. Overtime, il nativo di New York è caldo e ha appena pareggiato Larry Bird nella classifica dei migliori realizzatori di sempre nella NBA (lo supererà poco dopo), mancano 2 minuti e 30 alla fine e riceve la palla in post; a questo punto potrebbe tranquillamente tirare con le sue mille soluzioni offensive, ma nota Derrick Williams in angolo da 3 e lo serve con uno splendido ribaltamento: Bang.

Per lui i punti di media fino ad ora sono 21.7 con il 44% al tiro. Possiamo dire che stiamo assistendo al miglior Carmelo Anthony di sempre anche se sta collezionando i suoi numeri realizzativi più bassi dal 2005-06? Sotto certi aspetti del meraviglioso gioco della pallacanestro noi siamo convinti di sì.

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Fabrizio Fasanella