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La storia di Tim Duncan

Luigi Liguori 12 Luglio 2016
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Per capire un personaggio, bisogna conoscere anche da dove viene, e questo è il caso di Duncan. Timothy Theodore o se preferite “Tim” nasce il 25 aprile 1976 a Christiansted, una città situata sull'isola di Saint Croix nell'arcipelago delle Isole Vergini americane. La città a fatica arriva a fare 3000 abitanti, quindi la domanda che sorge spontanea è: “e come ci è arrivato in NBA?”

Tim non era destinato a diventare un giocatore di Basket, ma un Nuotatore. La madre Delysia era una Nuotatrice professionista, tanto che si qualificò nei 100 e 200 metri ai Giochi Olimpici del 1988. Allora il giovane Duncan decise di intraprendere la stessa carriera della madre. La specialità di TD erano i 400 metri, tanto che deteneva il miglior record di tutte le Isole Vergini. Ma la sua vita cambiò a 14 anni. La mamma Delysia muore, a causa di un tumore al seno. Ma le brutte notizie non finirono, perché l'Uragano Hugo distrusse anche la piscina in cui il giovane Tim si allenava. La sua vita era cambiata, senza una mamma e senza un posto dove allenarsi, se non il mare, dove però ci sono degli animali non molto docili come gli squali.

L'Uragano Hugo aveva lasciato poche cose, ma forse la più importante non era riuscito a portarsela, un canestro. Grazie a questo canestro conosciamo Tim Duncan, che lasciò il Nuoto e iniziò a giocare a Basket.

Dopo gli allenamenti il giovane “cruciano” si iscrisse alla High School (George Dunstan's Episcopal School), che non vantava un gran bel record… 0 vinte e 12 perse. Con Tim Duncan ne vinsero 12 e ne persero 0. 

Nessuno probabilmente al College conosceva il suo nome, proprio perché veniva dalle Isole Vergini. Ma grazie ad un evento organizzato dalla NBA proprio in quelle zone venne notato da Chris King, anche perché vedeva che “The Big Fundamental” riusciva quasi a tener testa ad Alonzo Mourning. Grazie a King e al suo amico Odom, Wake Forest decise di dargli un'opportunità. Alla prima stagione raggiunse quasi la doppia-doppia di media e alla seconda arrivò a segnare quasi 17 punti a partita conditi da 12.5 rimbalzi. Nella stagione successiva, si migliorò ancora di più, riuscì addirittura a portare il titolo ACC a Wake Forest, grazie anche ai 19 punti, 12 rimbalzi e 3 assist di media. Nell'ultima, la sua migliore, concluse l'anno con 21 punti, 15 rimbalzi e 3 assist vincendo nuovamente con Wake Forest il titolo ACC. Poteva passare subito professionista, ma lo stesso Tim decise di non farlo, anche perché aveva un obiettivo, e lo doveva anche alla madre, Duncan voleva prima laurearsi. Conoscendo il numero 21 degli Spurs sappiamo come è andata a finire, si laureò in Psicologia. 

Ah, una piccola curiosità. Il suo idolo da piccolo era Magic Johnson, tanto che nonostante l'altezza sognava di giocare da point-guard.

Poi è subentrato un signore nella sua vita, tale Gregg Popovich.

Pop e Tim si erano conosciuti proprio a Saint Croix nel 1997. Di cosa parlarono, Basket? No. Si fecero una bella nuotata, e miracolosamente il Coach degli Spurs riuscì a tenere il passo di Duncan. Non avevano bisogno di parlarsi, perché in quell'esatto momento nacque una delle coppie più vincenti di tutti i tempi. Il loro legame era nato in quell'esatto momento. Pop era disposto a tutto per avere Tim, e Tim capì che con quell'uomo avrebbe vinto qualcosina: 1999, 2003, 2005, 2007, 2014. 

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Luigi Liguori

Figlio d'arte con una passione per la pallacanestro, il giornalismo e l'Economia (se dello Sport ancora meglio). In passato ha collaborato con la LNP, BasketNet, Basketmercato, Il Roma e SuperBasket. In televisione ha iniziato con la sua prima telecronaca su SportItalia all'età di 17 anni fino ad essere ospite fisso tra il 2014 ed il 2015 per "SiBasket" con l'amico (ed anche correlatore di laurea triennale) Matteo Gandini. Quattro Final Four di Eurolega, troppe per contarle Finali di Coppa Italia, un giorno vorrebbe anche seguire una Finals di NBA. Laureato in Triennale in Economia Aziendale e Management dello Sport, in Magistrale sia in International Business Management che in Marketing, cerca di aiutare sempre il prossimo e non ha paura di nuove sfide. Ha vissuto a Napoli, Milano e Parigi: il suo sogno? Lavorare negli Stati Uniti ... se per una franchigia di NBA ancora meglio. La sua frase preferita è "Il peccato più grande è convincersi dell'inutilità dell'onestà", Beppe Severgnini.

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