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Kobe Bryant, da star del basket a star degli Oscar?

Sibila Vogli 4 marzo 2018
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“La mia carriera, come molte altre cose nella vita, non è mai stata perfetta.” Ha detto il 5 volte campione Kobe Bryant, parlando del documentario sulla sua carriera; “Dear Basketball”.

“C’è bellezza nelle imperfezioni e l’ultima cosa che volevo era creare un film in cui ogni frase fosse perfetta, i colori perfetti e così via,” ha spiegato Bryant. “Farlo avrebbe privato questo progetto dell’umanità, che consiste nel creare e godere di quel viaggio nelle imperfezioni.”

Per il suo poema d’addio alla pallacanestro Kobe Bryant ha scelto due collaboratori d’eccezione; il rinomato artista Glen Keane, animatore di molti successi della Disney (come Aladdin) e il compositore premio oscar John Williams. Il cortometraggio inizia con un giovane Kobe che si allena con un canestro di fortuna, costruito con quello che ha trovato. L’inizio della sua carriera, il viaggio e la realizzazione che prima o poi tutto finirà. Un film che il campione ha voluto per parlare alle nuove generazioni di quel meraviglioso viaggio che inizia con un sogno, ma che va avanti solo credendoci. Una parentesi importante che comunque arriverò alla fine, dovrà essere lasciata serenamente per andare poi avanti nella vita.

“E’ stato surreale vedermi trasformato in un cartone animato”, ha detto Kobe ridendo. “Da piccolo ho sognato di avere delle scarpe della Nike che portassero il mio nome, ma non avrei mai pensato di venire disegnato da Glen Keane. Questo supera di gran lunga ogni cosa!”

Il cortometraggio ha portato a casa il premio Annie Award, per il miglior cortometraggio del 2017 ed è in corsa per l’ambita statuetta degli Academy. In particolare c’è molta eccitazione per lo stile classico e grezzo adottato da Keane che ha detto la sua sull’opportunità, ma anche le responsabilità, di disegnare un campione del calibro di Bryant.

“Quando ho disegnato la Bestia (The beauty and the Beast, pellicola Disney) potevo fare quello che volevo, nessuno sapeva che aspetto avesse. Ma tutti conoscono Kobe Bryant.” Ha dichiarato Keane per poi parlare della scelta di una pellicola animata. “Ho sempre pensato che l’animazione possa aiutare il pubblico a capire le azioni in maniera più profonda, anche più che vivendola. Puoi decidere cosa enfatizzare, su cosa concentrare la tua attenzione.”

Bryant ha scelto personalmente i due artisti che voleva fossero lontani dal mondo del basket per portare un punto di vista spontaneo e onesto, senza influenze. Qualcuno abituato alla pallacanestro avrebbe dato per scontato molte cose, perdendo piccoli dettagli preziosi. William stesso quando si sono conosciuti gli ha confessato di non essere mai stato a una partita, nemmeno al liceo o all’università.

Un addio a una splendida carriera, ma anche un saluto a quello che viene dopo. Cosa difficile per un atleta.

“Come atleta ti viene insegnato che il tuo compito è giocare.” ha detto Kobe. “Invecchiare è molto difficile. Mettiamo tutta la nostra vita a disposizione di questo, ci dedichiamo a qualcosa che dovremo lasciare molto presto perchè il nostro corpo prima o poi non riuscirà a starvi al passo. Qualcosa che hai fatto per così tanto diventa parte di te ed è estremamente complicato lasciarlo e andare avanti, fare qualcosa di nuovo.”

La vittoria di un Oscar darebbe per lui un riferimento importante, il simbolo di un nuovo traguardo. Soprattutto ripensando a quando nel 2016 si è ritirato e tutti, dopo una vita in cui ci si aspettava solo che giocasse senza dedicarsi a nient’altro, gli hanno chiesto cosa avrebbe fatto. “Ho risposto che avrei voluto scrivere e raccontare storie, mi è stato risposto con sufficienza, senza convinzione. Quindi essere nominato a un Oscar è una sorta di rivincita.” Un ottimo primo passo nell’industria cinematografica. Infatti a breve potremo seguire la serie “Detail” scritta e prodotta dal campione per ESPN.

E se vincesse la statuetta Kobe sa già cosa farà: “Se vincessi la statuetta, ci dormirei a letto, come ho fatto da bambino con il primo pallone NBA regalatomi dai miei genitori” ha dichiarato nell’intervista per The Undefeated.

 

 

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Sibila Vogli

Nasce a Kavaje(AL) nel 1992 e si trasferisce poco dopo in provincia di Milano. Gioca a basket in una squadra mista per un paio di anni prima di passare al softball che le da anche la possibilità di giocare negli States un'estate e approdare in serie B. Studia architettura al Politecnico di Milano e qui inizia a scrivere di architettura e design sul blog WeVUX creato da alcuni studenti. Passa poi a collaborare con la webzine "Rock and More" trattando di musica indipendente e successivamente curando per la stessa il programma radio "More" in collaborazione con la web radio di Sesto San Giovanni. Entra nella redazione di The Basketball Post a Marzo 2017

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