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Il meglio ed il peggio della Notte Nba 3/12

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“Vintage” Kobe: Non potevamo che aprire con la prestazione di Kobe Bryant al Verizon Center di Washington, dove i Lakers ottengono la loro terza vittoria stagionale anche (se non soprattutto) grazie alla partita del “Black Mamba”. Lo score finale recita 31 punti a referto, 12 dei quali nell'ultimo quarto tra cui i due canestri decisivi nel finale, ovvero la tripla del +1 ad un minuto dalla fine e soprattutto il canestro in isolamento contro Bradley Beal, in un classico arresto e tiro visto una miriadi di volte nel corso della sua carriera. Le percentuali continuano a non essere eccezionali (10/24 nella notte) ma la serata ha regalato grandi  emozioni, in primis probabilmente a Kobe stesso ma anche ai 20mila spettatori presenti solo per vedere l'ultima partita di Bryant nella capitale. Lo stesso Gortat nel finale ha ammesso di essere deluso per la sconfitta, ma di vivere uno stato d'animo contrastante in quanto felice per la grande prestazione di Bryant stesso: se ogni partita saprà regalare simili emozioni, siamo certi che la passerella finale per un grandissimo di questo gioco potrà essere ricordata a lungo tempo.

Curry… : Eh, difficile trovare altri aggettivi per l'attuale dominatore incontrastato della Lega, capace ancora una volta di lasciarci a bocca aperta. Nella vittoria (la ventesima su venti partite) dei suoi Warriors sul campo di Charlotte, Steph – davanti al padre Dell – mette insieme un terzo quarto dei suoi (ormai è diventata una consuetudine) da 28 punti con 10/11 dal campo (5/5 dall'arco) realizzando gli ultimi 14 punti consecutivi di Golden State in due minuti finali di quarto di assoluta ed incontrastata onnipotenza cestistica. Alla fine saranno 40 con un “ridicolo” 14/18 dal campo: non si sa più cosa dire.

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Voegel, George ed i Pacers: In rigoroso ordine. Indiana vince la dodicesima partita stagionale ( a fronte di 5 sconfitte) sul campo dei Clippers – senza Paul per un problema all'inguine – dimostrando di essere una delle quattro squadre più in forma del momento, di avere l'Mvp dei normali (togliendo ovviamente Curry) e di avere un allenatore probabilmente troppo sottovalutato. Coach Voegel – in sintonia con la dirigenza, ovvero un certo Larry Bird – ha completamente modificato il suo credo tattico, passando da una squadra con due lunghi ingombranti, dal ritmo controllato e dal gioco interno ad una squadra totalmente opposta, prendendo i giocatori giusti (Ellis su tutti) e costruendo intorno ad un George dominante una roster completo. Indubbiamente manca qualcosa per essere ai livelli delle migliori squadre ad Est, ma come inizio in pochi ci avrebbero scommesso.

Sprofondo Nuggets: Ottava sconfitta in fila per Gallinari ed i suoi Denver Nuggets, quest'ultima arrivata contro Chicago al termine di una prestazione offensiva decisamente rivedibile. Danilo in questa serie di sconfitte sta tirando con il 29% scarso dal campo, dimostrandosi una volta di più il fulcro di una squadra dove Faried non riesce ad incidere più di tanto, e dove Mudiay è ancora comprensibilmente acerbo, soprattutto nella selezione dei tiri rispetto invece a buone doti di passatore. Il buon inizio di stagione della squadra del Colorado aveva probabilmente illuso, ma l'attuale record dei Nuggets (6-13) e le attuali prestazioni sono indubbiamente più in linea con le aspettative di inizio anno.

Promesse incompiute: Pelicans (4-15) e Bucks (7-12) risultano essere indubbiamente le delusioni più importanti di questo avvio di stagione, per motivi simili legati sia alla sfortuna (numerosi infortuni) ma anche ad un approccio tecnico alle partite stranamente poco produttivo, considerando l'attuale recupero di molti giocatori prima indisponibili. Nella sconfitta contro gli Spurs, Milwaukee mette insieme una partita da 70 punti realizzati con il 36% da due, mentre New Orleans perde a Houston nonostante i 29 punti con 13 rimbalzi di Anthony Davis a causa delle 23 palle perse di squadra. Se per i Bucks la situazione sempre ancora recuperabile – al netto di una Eastern Confrence comunque competitiva – ben più grave appare la situazione dei Pelicans, che da qui ad un mese vedranno delineti i reali obiettivi stagionali.

Stefano Chiossi