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Il meglio ed il peggio della notte Nba 22-01

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Riscatto Cavs: Impegnati nuovamente sul proprio parquet dopo la batosta subita contro i Warriors, i Cleveland Cavaliers vincono agilmente contro i Los Angeles Clippers, entrambe impegnate in un back to back. I Clippers si presentano nuovamente senza Blake Griffin, ed a nulla serve la prestazione da 30 punti e 9 assist di Chris Paul, volutamente lasciato “solo sull'isola” da parte dei Cavs, che vedono il resto della squadra incapace di supportare la propria stella, in una serata da 0/9 da tre punti complessivo per Pierce Johnson e Rivers, nel 6/25 totale di squadra. Dopo un primo quarto equilibrato, la squadra di Blatt piazza il parziale decisivo a cavallo dell'intervallo, scappando fino al +16 salvo poi amministrare nell'ultimo quarto. Curiose le dichiarazioni di James e del suo coach Blatt a riguardo del fallo sistematico lontano dalla palla, utilizzato nella partita contro il solito DeAndre Jordan: se LeBron ha dichiarato di trovarsi contrario ad una regola che vieti questa tattica, coach Blatt l'ha definita inizialmente con una battuta (“una buona soluzione fino a che a favore nostro”) salvo poi sostenere in modo più onesto la necessità di inserire una regola che lo vieti. Se ci sono pareri contrastanti all'interno della stessa squadra, si può solo immaginare il dibattito all'interno della Lega, sulla quale però solo Silver – dopo un attento esame – potrà decidere, anche se il commissioner in tempi non sospetti aveva dichiarato di non voler inserire questa specifica norma regolamentare.

Deserto a Phoenix: Nel deserto dell'Arizona, i Suns attendevano i San Antonio Spurs, in un match che lasciava presagire ben in anticipo il risultato finale. Popovich ne approfitta per lasciare a riposo Parker e Duncan, mentre Ginobili gioca la “bellezza” di 5 minuti senza punti a referto. Nonostante ciò gli Spurs vincono agevolmente, con un Leonard da 21 punti in 22 minuti (massimo minutaggio di tutta la squadra) e con tutti i 12 giocatori a referto, mostrando nuovamente l'ottimo inserimento di Simmons prelevato dalla D-League, portatore di difesa, atletismo ed un discreto tiro dall'arco, oltre a Mccollum, inserito per la prima volta in quintetto come playmaker titolare. Una passeggiata vera e propria per la truppa di coach Popovich che il 117-89 finale ben raffigura, nel deserto dell'ex US Airways, desolante per la quantita (minima) di spettatori presenti in un clima da amichevole del mercoledì sera. Si prospetta una lunga, lunghissima seconda parte di stagione in casa Suns, dove quantomeno si diverte un Devin Booker ancora una volta miglior realizzatore della squadra a quota 24 punti, non male per un ragazzo di 19 anni.

All Star Game: Potremmo parlare della facile vittoria dei Pelicans (32 punti per Davis) sui Pistons, o dell'ultima tripla sbagliata da Gallinari nella sconfitta di 2 punti dei suoi Nuggets contro Memphis (peccato, sarebbe stato il coronamento di un Gennaio da favola) o della vittoria di una Sacramento che sembra aver trovato la strada giusta verso i Playoff contro Atlanta. Ma ci vogliamo soffermare sul grande evento della notte Nba, ovvero l'annuncio dei rispettivi quintetti dell'Est e dell'Ovest. Due i punti principali che lasciano perplessi. Il primo riguardante le modalità di voto, vedere Pachulia (con tutto il rispetto per il grande “Zaza”) a pochi voti dal partire in quintetto in un All-Star Game è quantomeno preoccupante, come lo stesso Enes Kanter al sesto posto tra le ali di tutta la Western Conference. L'Nba probabilmente dovrebbe tutelare l'evento rimanendo sull'attenti nelle ormai sconfinate modalità di voto, che permettono a giocatori assolutamente nella media di partecipare a “Contest” dove si dovrebbe privilegiare i giocatori più meritevoli su base stagionale. La seconda riguarda l'assurda distribuzione dei ruoli, ora vero che la Pallacanestro – soprattutto americana – si sta evolvendo verso quintetti sempre più “small”, ma trovare Carmelo Anthony da una parte e Kevin Durant dall'altra come centri titolare è uno smacco allo spirito del gioco. Perchè allora non schierare 4 piccoli ed un'ala? Oppure 4 lunghi ed un esterno? Vero, così facendo non si pone il problema di chi tenere in panchina tra George James e “Melo” ad Est – per esempio – ma non crediamo (parere personale) che possa essere la soluzione migliore.

Stefano Chiossi