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NBA

Il meglio ed il peggio della Notte Nba 15-01

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Spurs-Cavs: Ovvero quanto di meglio possa offrire la Nba in questo momento, insieme a Cavs-Warriors in programma lunedì nel “Martin Luther King Day” e l'incombente match tra gli stessi Warriors e gli Spurs. San Antonio, reduce da 9 vittorie consecutive, 22 in casa in questa stagione e 32 considerando la passata annata, vince meritatamente la partita, dimostrandosi più squadra e con un roster costruito ad immagine e somiglianza del proprio coach. Partita semplice da inquadrare: la partenza di Cleveland è bruciante e sorprende i neroargento, che concedono 31 punti nel primo quarto a James e compagni, ovvero il maggior scarto casalingo di questa stagione. Il canovaccio non cambia nel secondo quarto, dove il pick and roll dei Cavs – giocato molto spesso tra “piccoli” – crea continuamente missmatch nella miglior difesa della Lega. Arrivati prima al -13 (13-26) e poi al -12 (50-38) San Antonio ricuce fino al 50-44 un primo tempo di costante rincorsa. Nel secondo tempo però sale in cattedra la magistrale difesa degli speroni, mentre offensivamente il solo Leonard al comando completa un parziale di 19-6 a cavallo dell'intervallo che regala il primo vantaggio Spurs sul 57-56. Dopo aver agganciato i Cavs, la squadra di Popovich si mantiene in costante contatto, prima di allungare definitivamente nell'ultimo quarto grazie alla propria panchina (determinanti West ed il solito Mills, ma anche un buonissimo Simmons, rookie prelevato dalla D-League Spurs), per poi chiuderla nel finale con le giocate dei soliti, eterni Duncan e Ginobili. Tutta la cultura, la pallacanestro e la mentalità di San Antonio in un'unica partita. Popovich può sorridere per un Parker tornato a grandissimi livelli, mattatore in un primo tempo da unico faro offensivo degli Spurs (segnalato dai complimenti in diretta tv del suo coach), per l'impatto della panchina e per un Leonard assolutamente fuori dal normale per la spaventosa efficienza su entrambe le metà campo, un computer prestato alla pallacanestro. Male invece Aldrige, apparso un pò avulso dal gioco: buona parte della stagione di San Antonio dipenderà dalla piena integrazione dell'ex Blazers nel proprio sistema offensivo. Sui Cavs difficile esporre una analisi tecnica: pick and roll costante per 48 minuti nel tentativo di creare costanti missmatch ed isolamenti da sfruttare. Tattica molto efficiente considerando l'enorme talento offensivo della squadra di Blatt, ma troppo prevedibile se prolungata in una partita intera soprattutto contro una squadra come gli Spurs: non esageriamo nel dire che le chiamate offensive all'interno dell'attacco dei Cavs saranno state non più di dieci, ma certamente non è una situazione nuova in casa Cleveland.

Game Winner: Rudy Gay e Mario Chalmers regalano due importanti vittorie per Sacramento e Memphis, arrivate entrambe in volata al termine di due match molto tirati. Sacramento (16-23), avanti di 8 punti a 56 secondi dal termine, cade nelle solite amnesie regalando ad Utah (17-22) la tripla del pareggio ad 8 secondi dalla fine con Ingles. Rudy Gay nel possesso successivo si prende la responsabilità firmando il canestro decisivo che regala un sospiro di sollievo a coach Karl: 11 punti in 22 minuti per Belinelli, 36+17 rimbalzi per un dominante Cousins, fondamentale in una vittoria importantissima in chiave playoff. Detroit invece, dopo aver subito il “game winner” di Barnes nel precedente incrocio, si vede nuovamente sconfitta dal tiro di Chalmers, al termine di un'azione senza senso dove l'ex play degli Heat (non nuovo a canestri pesanti, per conferme citofonare a Rose ai tempi del College) trova un autentico jolly che regala ai Grizzlies la terza vittoria consecutiva.

Il vostro “classico” tiro per la vittoria  [youtube=https://youtu.be/DVp3-fwax2g]

Bulls salvati da Butler: Ok le assenze di Gasol e Rose, indiscutibile l'ottima partita dei 76ers, non nuovi a perdere subendo rimonte nei finali, ma la prestazione dei Chicago Bulls contro la peggior squadra della Lega non è stata da “contender” per il titolo Nba. Fortunatamente per i tori, Jimmy Butler infila una prestazione da Mvp con 53 punti e 6 assist a referto, career high (21/25 ai liberi!) ed una partita che lo mette nuovamente a confronto con Micheal Jordan, unico (insieme a Jamal Crowford nel 2004) a scollinare i 50 punti nella storia di Chicago. Dopo aver toccato il -24 nel primo tempo, Moore regala i canestri finali ai Bulls in un botta e risposta con Ish Smith, nel supplementare Butler cattura il rimbalzo difensivo sull'errore di Noel e sancisce la vittoria con il canestro in contropiede. Nella sua stagione da rookie Butler aveva chiuso l'anno a 2.2 punti di media, quest'anno è a quota 23: migliorare è un conto, ma qui si sta un filo esagerando. Dominante.

Stefano Chiossi