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Il meglio ed il peggio della nottata NBA 13-12

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Si parte presto, alle 23 italiane, con Clippers-Nets. Los Angeles parte bene, reagendo subito all'8-4 iniziale di Brooklyn con un 8-0 guidato da Jordan e Griffin con le solite giocate ad alta quota. I Nets trovano però un rimedio adeguato in Young e Bogdanovic, che segnano i primi 15 punti della squadra di casa. Dall'altra parte CP3 e Reddick scaldano però la mano e danno il largo ai Clippers, che sul 22-15 costringono coach Hollins al time out. Lo strappo alla gara lo danno l'ingresso di Pierce (8 punti di fila) e ancora Reddick, che consolidano il vantaggio in abbondante doppia cifra della squadra di Rivers. La partita sembra prendere la direzione di Los Angeles ma un improvviso blackout degli ospiti, non il primo da inizio stagione, consente ai Nets di riportarsi fino al -2, prima che le giocate di Paul e i jumper dalla media di Griffin mettano la parola fine alla disputa. Vincono i Clippers, ma restano enormi perplessità sulla stabilità di un gruppo tanto profondo quanto ingestibile. Se dipendesse dal solo talento, probabilmente non ci sarebbe nemmeno disputa… A inizio anno la gara tra Celtics e Hornets non sarebbe stata considerata da molti, ma la straordinaria annata delle due squadre pone diversi riflettori su una sfida tra due gruppi giovani, ottimamente allenati e con sogni di gloria nemmeno troppo celati. La spunta Boston grazie ad un terzo quarto da 35 punti, a cui per la verità gli Hornets rispondono comunque degnamente con 7 punti in fila di Batum che riaggancia la parità ma non basta a dare l'inerzia del gioco ai suoi. Sono infatti Thomas (21 punti e 13 assist per lui alla fine) e Bradley a tenere Boston avanti nel punteggio fino alla fine, nonostante l'ultima preghiera di Batum che si spegne sul ferro. Boston si rialza dopo la sconfitta in OT contro i Warriors, mentre Charlotte attende di riavere Jefferson e proseguire in questo sorprendente inizio di stagione. Non era così scontata invece la vittoria dei Pistons sui Pacers, che invece arriva e anche in modo netto. Dopo un primo quarto combattuto, Ilyasova e Caldwell-Pope danno il primo strappo alla partita portando i padroni di casa sul +8, subito recuperato però da Hill e George. Con pochi minuti da giocare nel secondo quarto, Indiana si porta di nuovo a contatto ma 9 punti in un amen di Reggie Jackson chiudono il primo tempo sul 65-55 Detroit. Da allora la gara è in discesa per gli uomini di Van Gundy, che concede spazio alla seconde linee tra cui spicca il rookie Johnson. Indiana paga le fatiche della notte precedente contro gli Heat, ma il modo in cui è arrivata la sconfitta in realtà lascia più di qualche dubbio sulle reali capacità del team di Vogel. Alla fine è successo, i Warriors hanno terminato la loro striscia di successi. Resta un 24-1 da inizio stagione e un record di 24w di fila per iniziare un campionato che difficilmente verrà ritoccato in futuro, oltre alla striscia complessiva di 28 gare contando anche il finale della scorsa stagione. I giustizieri della notte, come fu per i Lakers delle 33 vittorie, sono i Milwaukee Bucks, nelle vesti di Antetokounmpo, che con una tripla doppia sfodera una prestazione a tutto tondo, e Greg Monroe, che con 28 punti fa la voce grossa nel pitturato. Golden State paga decisamente le fatiche del doppio OT della notte precedente contro Boston, ma non esce assolutamente ridimensionata da questa sconfitta. Col Barnes ancora fuori, Thompson rientrante dopo l'infortunio, e uno Steph che comunque, con la partita quasi persa negli ultimi minuti, ha dimostrato ancora una volta di essere il giocatore più immarcabile di questa Lega, c'è da sorridere guardando futuro, e da considerare che le squadre che hanno scritto delle strisce vincenti poi interrotte dai Bucks, a fine stagione hanno poi conquistato l'anello. San Antonio impartisce una severa lezione ad Atlanta, con coach Budenholzer ancora una volta costretto a soccombere davanti al maestro Pop. Gli Spurs dominano in lungo e in largo chiudendo il primo tempo avanti di 22 e con soli 25 punti concessi agli Hawks. Le timide speranze di rimonta di questi ultimi sono nelle mani di Millsap, che da solo però può ben poco. Spiccano le prestazioni di Leonard (22), Aldridge (13) e Ginobili (17), mentre per Atlanta è appunto Millsap (22). I Rockets non trovano molta resistenza nei Lakers, come preventivabile, quindi la sfida si trasforma nell'ennesimo ringraziamento pubblico a Kobe, che chiuderà a 25 punti con buone percentuali dal campo, e nell'allenamento offensivo di Harden (30) e Howard (18 punti e 12 rimbalzi). Ancora poco per dire che Houston ha risolto i propri problemi, sufficiente per dire che i Lakers avranno altre 55 partite di questo tipo in cui l'unica attrazione degna di nota sarà il numero 24. Equilibrata e frizzante la sfida tra Blazers e Knicks, con la squadra di Fisher che interrompe la striscia di 4 sconfitte di fila grazie anche ai 37 punti di Carmelo Anthony. Incappa nelle prima serata storta dall'esordio in NBA Porzingis, che chiude con zero punti ma festeggia comunque la vittoria dei suoi. Portland ovviamente è tutta sulle spalle di Lillard (29) e della rivelazione McCollum (22), serio candidato a giocatore più migliorato dell'anno. Non bastano però per evitare la sconfitta, i Knicks fanno festa. Sorprende non poco l'altra vittoria esterna di un team della Eastern e Ovest: i Wizards passano 114-111 sul campo dei Mavericks, grazie alle ottime prestazioni di Porter (28), Gortat (14 e 12 rimbalzi) e soprattutto Wall (26 e 16 assist), in una sfida molto combattuta e risolta solo nel finale. Per i texani, tripla doppia di Felton, 28 punti per Matthews e 21 di Barea, ma a spuntarla sono i Wizards, ancora in cerca della posizione elitaria che meritano in una Eastern più combattuta che mai. Nella Eastern ci sono anche i Bulls, vincenti 98-94 contro i Pelicans. Chicago in difesa continua a sembrare squadra di Thibodeau, anche se in attacco sembrano più impacciati e spesso troppo alla ricerca della soluzione individuale. La spuntano, stanotte, per il maggior tasso tecnico e per le buone prestazioni di Gasol (18 e 11 rimbalzi), Butler (15) e sopratutto Brooks dalla panchina (17), capace di oscurare un Derrick Rose ancora ombra di se stesso.