LOADING

Type to search

NBA

Harden ed i Rockets reagiscono, bene Spurs e Mavs, disastrosi 76ers

Share

Harden Vs McHale: Il “Barba” scrive a referto una prestazione da 45 punti (19/20 ai liberi) 11 assist e ben 5 rubate, unico giocatore insieme a Latrel Sprewell in grado di mettere su queste cifre, nella vittoria in rimonta dei suoi Rockets contro i Blazers. Vogliamo pensar male? Sì e no. Harden è alla terza partita stagionale oltre i 40 punti, quindi due quarantelli li aveva gentilmente “concessi” anche all'ex stella dei Celtics, eppure il sospetto rimane. Soprattutto dopo aver visto – senza mezzi termini – l'imbarazzante prestazione difensiva nella sconfitta contro i Mavs (pur con 25 punti e 10 assist) non a caso coincisa con l'esonero dopo nemmo 11 partite proprio di McHale: per un allenatore arrivato alle Finali di Conference solamente 6 mesi fa sarebbe impensabile ipotizzare un suo licenziamento dopo una partenza a rilento, a meno che le sue due stelle principali (Harden ed Howard) non gradiscano in toto la sua gestione, facendolo notare senza giri di parole alla dirigenza. Non crediamo che coach ad interim Bickerstaff (vice di McHale) possa cambiare le sorti della squadra, ma già avere un Harden motivato è un buon punto di partenza, al netto però di avere un Howard più incisivo e non quello da 5 tiri presi (sì, avete letto bene) in una serata quantomai anonima.

Carlisle ed i Mavs: Per un allenatore criticato e licenziato, troviamo un altro elogiato e – gisutamente – riverito. Nonostante le assenze iniziali, i Dallas Mavericks possono vantare un fanstastico record di 8 vittorie e 4 sconfitte, stabilito nella serata con la vittoria ai danni dei Celtics, grazie al solito Nowitzki da 23 punti (9/13 dal campo…) e la ritrovata vena offensiva di Deron Williams, mentre aiuta sensibilmente avere un difensore fisico come Wes Matthews nel back-court: se a questo aggiungiamo un Zaza Pachulia in versione extra-lusso l'affaire DeAndre Jordan sembra quasi dimenticato. In tutto ciò non si può che riconoscere i meriti di Rick Carlisle, certamente non l'ultimo arrivato nel pianeta Nba, ma sfido chiunque (chi scrive, in primis) ad ipotizzare una Dallas in piena lotta playoff dopo l'estate trascorsa. Chapeau.

Twin Towers: Aldrige e Duncan realizzano complessivamente 23 punti, fino a qui nulla di eccezionale pensando che l'ex Blazers ha concluso la partita a quota 11, ma sono i dati relativi ai rimbalzi (23) e soprattutto alle stoppate (8, di cui 6 di un irreale Duncan) ad identificare meglio il motivo per cui i San Antonio Spurs siano – dati alla mano – la seconda miglior difesa della Lega (94.1 punti concessi ogni 100 possessi) dietro solo ai Miami Heat (93.9). Fino ad ora la squadra di Popovich ha indubbiamente mostrato una grande identità difensiva, ricordando molto la prima coppia Robinson-Duncan, mentre offensivamente sembra ancora faticare parecchio: nonostante ciò la vittoria contro i Nuggets (male il Gallo, fermo a quota 9 punti con un pessimo 2/9 dal campo) porta il record a nove vinte e due perse, decisamente non male per una squadra sostanzialmente ancora in cerca dell'amalgama giusta.

Disastro Pelicans: Possibile che la squadra di un probabile Mvp (Anthony Davis) risulti sostanzialmente già fuori dai playoff a Novembre? Possibile purtroppo se si inizia con un record  di 1-11, se si ha il proprio leader spesso infortunato (problemi alla spalla) e soprattutto se si ha più di metà squadra fuori per infortunio (citiamo nella notte solo i vari Perkins, Evans, Holiday Pondexter ed Asik), la peggior situazione in cui si può trovare un coach (Gentry) che sta cercando di modificare lo stile di gioco di questa squadra. Nella sconfitta contro i Thunder la squadra non ha demeritato contro una modesta Okc, trascinata dal solito Westbrook letale in assenza di Durant (43 + 8 assist con il 56% dal campo), senza riuscire a venir fuori da un momento obiettivamente difficilissimo. La speranza è quella di poter recuperare almeno Davis al più presto possibile, ma la sensazione è che New Orleans sia già irrimediabilmente fuori da ogni discorso Playoff, a meno di un clamoroso – e forse auspicabile – miracolo sportivo.

Philadelphia 76ers: Basta il nome. Sam Hinkie (GM di Phila) sarà forse considerato un genio tra qualche anno, ma fino ad adesso risulta colui che sta rovinando una franchigia storica: 12esima sconfitta in questa stagione e 22esima consecutiva se si considera anche la passata stagione, contro una Indiana di un George sempre più dominante (34 + 8 assist) ma obiettivamente poco valutabile contro questi 76ers, fischiati sonoramente nel terzo quarto di una partita da 31 (!!!) palle perse da un pubblico comprensibilmente spazientito anni di costanti sconfitte, senza intravedere la “luce” per uscire da questo triste tunnel.

De Rozan: Non ci perdiamo in parole, meglio gustarselo.

[youtube=https://youtu.be/anZ3V-DUJcs]