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Si separano le strade di Daniele Della Fiori e della Pallacanestro Cantù

Luigi Liguori 13 Luglio 2016
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La Pallacanestro Cantù e il General Manager Daniele Della Fiori hanno deciso di interrompere consensualmente la loro collaborazione.

La Pallacanestro Cantù ringrazia Daniele per il prezioso operato svolto in questi sei anni, prima da Team Manager quindi, successivamente, da General Manager, in cui si è distinto per dedizione, serietà e professionalità, e gli augura le migliori fortune per la sua nuova avventura professionale.

 “Sono stati sei anni – commenta Daniele Della Fiori –  impegnativi, ma molto importanti e gratificanti per la mia crescita. Per me è stato un grande onore ricoprire un ruolo così importante nella squadra della mia città. A Cantù lascio un pezzo di cuore, ma è arrivato il momento di intraprendere un nuovo percorso della mia carriera lavorativa. Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto in queste stagioni e auguro a Cantù di togliersi delle belle soddisfazioni. Cantù sarà sempre la mia squadra del cuore”.

Fonte: Ufficio Stampa Pallacanestro Cantù

Luigi Liguori

Figlio d'arte con una passione per la pallacanestro, il giornalismo e l'Economia (se dello Sport ancora meglio). In passato ha collaborato con la LNP, BasketNet, Basketmercato, Il Roma e SuperBasket. In televisione ha iniziato con la sua prima telecronaca su SportItalia all'età di 17 anni fino ad essere ospite fisso tra il 2014 ed il 2015 per "SiBasket" con l'amico (ed anche correlatore di laurea triennale) Matteo Gandini. Quattro Final Four di Eurolega, troppe per contarle Finali di Coppa Italia, un giorno vorrebbe anche seguire una Finals di NBA. Laureato in Triennale in Economia Aziendale e Management dello Sport, in Magistrale sia in International Business Management che in Marketing, cerca di aiutare sempre il prossimo e non ha paura di nuove sfide. Ha vissuto a Napoli, Milano e Parigi: il suo sogno? Lavorare negli Stati Uniti ... se per una franchigia di NBA ancora meglio. La sua frase preferita è "Il peccato più grande è convincersi dell'inutilità dell'onestà", Beppe Severgnini.

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