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La nona di Brescia e le incompiute di Cantù

Anche contro l'imbattuta capolista i brianzoli hanno dimostrato di potersela giocare. Però qualcosa ancora manca…

Se Brescia ha suonato la nona (vittoria consecutiva in Campionato), al PalaDesio Cantù s’è invece esibita per i suoi tifosi in un’altra coinvolgente… incompiuta. Come già accaduto contro i campioni d’Italia di Venezia, la Red October ha infatti dimostrato di volersela e potersela giocare contro le migliori, anzi la migliore del torneo, uscendo però poi sconfitta di misura (84-88) dal proprio parquet. A dire il vero, però, mentre con la Reyer sarebbe davvero potuta finire altrimenti, contro la capolista l’eventuale vittoria brianzola avrebbe sorprendentemente capovolto quella che è stata l’intera inerzia di un match che ha visto i brianzoli in vantaggio solo in tre occasioni (l’iniziale 3-0, quindi 20-19 sempre nel primo quarto, infine l’illusorio 83-80 con tripla di Smith al 39°), pur essendo capaci di rientrare da tanti parziali negativi.

Rimonte incompiute, appunto, che evidenziano i limiti di una squadra tanto generosa quanto ancora chiamata a fare un ulteriore salto di qualità. “Temevo gli effetti della pausa e infatti l’intensità dei primi due quarti è stata inaccettabile, così come l’aver subìto 50 punti nei venti minuti”, è stata l’analisi in sala-stampa di coach Marco Sodini. “Certo ha pesato il fatto che Brescia, insieme con Varese, è stata la squadra che più ci ha messo in difficoltà dal punto di vista tattico, ma se vogliamo uscire vittoriosi da partite come questa dobbiamo avere un’altra energia nel corso di tutti i quaranta minuti”. Dopo di che, come il bravo coach toscano sicuramente già sa, serve anche altro…

Contro Brescia, ad esempio, la nulla prestazione di Cournooh (1 punto, con 0/5 al tiro e 2 stoppate subite in 22’ sul parquet) ha evidenziato ancora di più tutte le difficoltà di Smith nell’assicurare una regia con un continuativo standard di qualità: a minuti e giocate di grandissima sicurezza, il play dell’Alabama alterna infatti imprecisioni al tiro (9 punti con 3/10 dal campo contro Brescia) e palle perse che risultano ancora più letali se manca chi gli dà il cambio al timone. Mentre sotto canestro il rientrante Thomas pare non aver ancora capito l’importanza strategica di assicurare alla Red October rimbalzi e presenza fisica nel pitturato anche quando il “totem” Crosariol (13 punti con 6/7 nell’ultima uscita) è in panca a riprendere fiato. In questo senso, davvero deleterio è stato il farsi fischiare 3° e 4° fallo (tecnico) in un amen, mandando così alle ortiche tutte le sapienti rotazioni che coach Sodini stava operando per cercare di non far arrivare in debito di ossigeno nell’ultima frazione il suo centro titolare. A fine partita proprio l’allenatore canturino ha difeso l’americano (“sta pagando il suo carattere guascone e la scarsa conoscenza del nostro Campionato, ma presto si adeguerà”), tuttavia – in un roster così corto – è indubbio che la crescita passa anche e soprattutto da quanto il sicuramente simpatico e determinato Charles saprà crescere singolarmente per aiutare il collettivo.

Dopo di che, per portare a casa certe partite occorrerà anche una più lucida gestione dei palloni nei momenti “clou”. Abbiamo già scritto che contro Brescia un’eventuale vittoria brianzola sarebbe stata antitetica all’evoluzione del match, ma sicuramente la Red October ha avuto nell’ultimo giro di lancetta due occasioni da oltre l’arco per cambiare il corso dell’intero incontro. E se sulla prima potenziale tripla “tagliagambe”, sbagliata da Smith sull’83-82 subito dopo aver infilato quella dell’83-80, non c’era davvero nulla da eccepire, diverso invece il discorso per la seguente. A 33” dall’ultima sirena e subito dopo un time-out brianzolo, con un Culpepper non precisissimo ma comunque in serata (25 punti, con un 8/17 complessivo), non si è infatti capito perché il tiro del possibile sorpasso sull’83-85 sia stato preso da Burns, utilissimo come sempre alla causa (15 punti, 6 rimbalzi e 5 recuperi in 35’ sul parquet) ma non certo una mano caldissima dalla distanza. Insomma, anche un’opportuna gerarchia del “go-to-guy” potrà fare la differenza in futuro per una Cantù che sta comunque riuscendo a riportare sempre più tifosi al palazzetto con la forza dell’impegno prima ancora che dei risultati.

Futuro è poi la parola-chiave anche fuori dal campo. Contro Brescia e dopo il burrascoso addio di Toni Cappellari, “sull’attenti” ad ascoltare l’inno nazionale italiano a fianco dello staff tecnico si è rivista anche Irina Gerasimenko, che ha deciso di conservare la carica di presidentessa del club brianzolo cedendo invece ad Andrea Mauri quella di amministratore unico. Visti i precedenti, quanto questo possa essere letto come un nuovo segnale di riavvicinamento della proprietà alle sorti del club è ormai materia esclusivamente da aruspici, ma la speranza è che ci sia quanto meno la volontà di non mollare a metà strada. Perché quella sì che sarebbe un’incompiuta fatale.

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Paolo Corio

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