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Il pagellone della Serie A

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Tra gioie e dolori (di pancia, vedendo certi spettacoli) ecco il riassunto di questa giornata, racchiuso in un pagellone che, come per la Commedia di Dante, parte dall'inferno, per arrivare in paradiso:

1- Milano: per quanto visto in campo forse siamo stati di manica larga, ma questo numero è perfetto per la corazzata milanese, perchè in fondo 1 è il vero giocatore in campo, sempre e solo lui: Alessandro Gentile. Conoscendo Repesa da anni, ci chiediamo cosa gli passi per la testa in questi momenti, a parte la voglia di far stendere i suoi giocatori e passargli sopra con un tir, perchè non è il tipo di persona che possa accettare lo schema “palla a Gentile e che il cielo ce la mandi buona”; eppure Milano utilizza molto spesso questa strategia (effettivamente, vedendo le altre, anche noi la utilizzeremmo!). L'Olimpia tutti gli anni cerca di rimediare agli errori eppure, sembra di rivivere sempre la stessa stagione: Gentile è il sole e gli altri dei piccoli pianeti che gli girano attorno. Alessandro ha davvero tanto talento, ma ci stupisce forse più per la pazienza!

2- Sassari: “lotta, cade, si rialza, sempre vincerà”. Questa era la Dinamo dello scorso anno, perchè ora il finale è differente. La squadra di Sacchetti perde troppo spesso il filo durante la partita, apparendo disunita e confusa; il potenziale c'è, e in abbondanza per la media di questo campionato, ma manca il cuore (o la professionalità di alcuni soggetti!); i campioni in carica faticano a seguire le direttive di Meo Sacchetti, che a fine partita appare più stanco e sudato di alcuni dei suoi per il continuo inutile tentativo di attirare l'attenzione e correggere gli errori (e pensare che stiamo parlando di Sacchetti, non di un nano…Meo è un armadio a quattro ante, non un comodino, come si fa a non vederlo?). Tutto ciò non passa inosservato agli occhi del presidente Sardara che, siamo sicuri, riuscirà a farsi ascoltare più del buon Meo, perchè Sassari merita altri spettacoli.

3-Dawkins: premettiamo che il voto non è per la prestazione, quella anzi, sarebbe da 8, ma per l'atteggiamento. Applaude e istiga Simon (che cade come un pollo nella trappola e rimedierà un'espulsione!) per un errore ai liberi e poi, ci riprova con Barac, che sorridendo, preferisce mostrarsi intelligente e sorvolare a queste bambinate. In seguito, si gode gli applausi per le sue splendide giocate, come se avesse messo il canestro decisivo per la vittoria dell'anello: il talento c'è, nessuno può metterlo in discussione, sull'atteggiamento la strada è ancora lunga.

4- Varese: che tonfo! Le ultime uscite dei biancorossi avevano dato un po' di ossigeno alla classifica e ai tifosi, che poco alla volta tornavano ad abbozzare qualche sorriso; ma il ritorno di Wayns e Galloway, in concomitanza con un paio di prestazioni sottotono del gioiellino Ukic, per problemi fisici, hanno riportato il clima ai freddi inverni siberiani. La prestazione a Trento non ha convinto, nessuno è rimasto fuori dalle critiche, a nostro parere nemmeno Galloway che ai punti ha unito tanta distrazione e poco gioco di squadra. Moretti dovrà davvero fare gli straordinari per rimettere in moto questa macchina un po' ingolfata, la speranza è che basti una semplice revisione e non ci sia da dover cambiare il motore, perchè allora sarebbero davvero guai!

5- Reggio Emilia: la trasferta non era semplice, anzi, era forse una delle più temute, ma per Reggio oggi vale il classico commento da prof: “suo figlio è intelligente, ma non si applica”. Sì, non è cattiveria, questo 5 lo diamo con tanto affetto ai ragazzi di Menetti, perchè il talento di questa squadra è sotto gli occhi di tutti: dal trio azzurro (Ara-Polo-ADV) ai gioielli lituani, passando per Gentile, Veremeenko e gli altri, abbiamo passato un'estate con la bava alla bocca all'idea di vederli in campo, e quando giocano come sanno, è davvero uno spettacolo per gli occhi. Ok, a Venezia mancava lo spilungone dell'est, ma non è un alibi sufficiente: il vero salto di qualità lo fai quando sei in grado di chiudere una partita simile, impedendo agli avversari di portarla a casa al posto tuo. Fossi in Menetti metterei un cartello nello spogliatoio con scritto “Alla fine ne resterà solo una…e dobbiamo essere noi!”.

6- Logan: gioca 37 sui 45 minuti totali e per gran parte del tempo tiene in piedi da solo la Dinamo. Ai commenti arrivati dagli esperti che sottolineano come in campo ci fossero 5 persone che giocavano ognuno per i cavoli propri possiamo solo dire: qualcuno “pensava” ai cavoli propri, e qualcuno invece “segnava”. Non vuole essere una scusa, infatti, ci limitiamo a dargli la sufficienza, ma senza Logan, a questo giro la Dinamo avrebbe davvero fatto una figuraccia. 33 punti, con medie straordinarie (57,1% da 3 e 66,7% da 2) che arrivino da un gioco di squadra o da una serie di azioni solitarie, sono comunque tanta roba, e raccontano di un giocatore che conosce il valore di questa maglia, ha contribuito a cucire quello scudetto sul petto, e non è disposto a cedere senza lottare. Logan c'è, la Dinamo…speriamo torni presto!

7- Bologna e Torino: le mettiamo in coppia perchè entrambe hanno sorpreso con una vera prova da applausi. I problemi di infortuni di queste due squadre sono ormai noti, e forse, in certe occasioni, sono serviti da alibi per prestazioni un po' sottotono; da cosa possiamo stabilirlo? Semplice, dal fatto che entrambe, messe di fronte alle prime della classe, hanno saputo asciugarsi le lacrime e tirar fuori il carattere. Era così difficile? Ma soprattutto, Milano e Sassari si staranno domandando: proprio ora dovevate iniziare a giocare così? 

8- Venezia: è da un paio d'anni che gira la solita musica: “è uno squadrone, ma quando incontra le altre grandi si scioglie come neve al sole…” e via con tutta la lista delle frasi fatte; ma questa volta, finalmente, il buon Recalcati ha cambiato il cd, mettendo in campo un'orchestra in grado di suonare con carattere e determinazione, nonostante di fronte ci fosse una Reggio Emilia altrettanto tosta. La sconfitta dei reggiani in casa della Reyer ci sta, visto lo scontro alla pari (entrambe con pochi giorni per preparare il match), al contrario, non ci sarebbe stato un ennesimo tonfo di Venezia. Per chi attendeva la risposta, eccola servita: ora potete andare tutti a comprare il nuovo cd veneziano intitolato: “Con le grandi, sappiamo essere grandi!”.

9- Pistoia: ora che hanno capito quanto sia bello guardare tutti dall'alto, hanno deciso di restarci a lungo, alla faccia degli “squadroni” che da pronostico avrebbero dovuto fare il vuoto. Dove sono ora? Inseguono ovviamente. La vittoria su Caserta però è stata più complessa del previsto, perchè i campani, sono sempre un osso duro: dei veri mastini, che non mollano la presa fino alla sirena finale. Alla fine però Pistoia ha fatto quattro conti durante l'ultimo timeout prima del supplementare e Vincenzino siamo sicuri che abbia fatto un discorso chiaro ai suoi: “Ragazzi, abbiamo pagato una cifra enorme di diritti alla SIAE per poter cantare a lungo il coro'salutate la capolista', quindi vediamo di sputare sangue e portarla a casa, altrimenti non ci rimborsano!”. Detto…fatto!

10- …and the winner is (rullo di tamburi): Awudu Abass! Nel tira e molla dell'incontro casalingo con Avellino, in cui le due formazioni si sono accese e spente in continuazione, come fossero le luci intermittenti dell'albero di Natale, ecco che in cima, sempre splendente e soprattutto determinante dal primo all'ultimo minuto, troviamo lui, la “stella” che completa alla perfezione questo alberello: l'italianissimo Abass. Ci piace sottolineare questa cosa, in un momento in cui, la maglia azzurra è tornata di moda, e la Federazione è in cerca di talenti; ma soprattutto in un momento in cui, troppo spesso si va a spulciare nei campionati stranieri, alla ricerca di ingredienti buoni per fare un piatto, quando basterebbe raccogliere i frutti dell'orto di casa. 29 punti in 38 minuti, con 8/9 (88,9%!) dall'area, 4/8 (50%) dall'arco, 4 rimbalzi e 4 palle recuperate: dobbiamo aggiungere altro o vi basta per applaudire?