LOADING

Type to search

Esteban Batista, da calciatore mancato a star dei canestri

Share

[youtube=https://youtu.be/DjLoQctZDqI]

Se nasci nell’America del Sud, in un posto chiamato Montevideo, cresci in un paese pazzo per il calcio, dove giocare con i piedi è un fatto culturale. L’Uruguay ha vinto due Coppe del Mondo, è stata la prima nazionale di calcio a conquistare la Coppa Rimet e vinse un Mondiale violando il Maracanà di Rio de Janeiro in una storica finale con il Brasile. Il contesto sociale uruguagio è questo: “Come tutti i ragazzi del mio paese anche io sono cresciuto sognando e provando a giocare a calcio. E’ così per tutti”, racconta Esteban Batista, centro dell’Olimpia Milano arrivato da poche settimane al Lido per la volata di campionato. Poi successe qualcosa. “Ho avuto la fortuna di trovare un allenatore che mi ha spiegato senza mezzi termini che non ero un gran giocatore di calcio. Poi ho avuto la fortuna di trovarne un altro che mi ha convinto a giocare a basket. Non è che avessi un talento speciale ma ero alto e contava. Poi è stato amore a prima vista”, dice. Non solo amore per la verità. Anche grande facilità di apprendimento. Esteban Batista ha impiegato sei anni per passare dai prati verdi di calcio alla NBA… “E’ stato incredibile. Se me l’avessero detto avrei pensato ad uno scherzo, ad una cosa irrealizzabile perché ovviamente mai avrei pensato in vita mia di giocare nella NBA. Sei anni prima avevo ancora velleità calcistiche. Sei anni dopo mi sono trovato a indossare la maglia degli Atlanta Hawks”.

IL PRIMO – Esteban Batista è stato il primo giocatore uruguagio della storia ad andare nella NBA. Non c’era riuscito Tato Lopez, la guarda barbuta che giocava a Caserta e disputò una finale scudetto contro l’Olimpia. Fu lui il primo uruguagio a giocare in Italia. Poi ce ne sono stati altri, come Nicolas Mazzarino a Reggio Calabria e Cantù. Ma nella NBA c’è andato solo Batista. “Non venni scelto, fu una cosa sorprendente. Ero anche molto giovane, avevo 22 anni e forse non ancora pronto. Ma è stata un’esperienza speciale di due stagioni”, ricorda. In realtà avrebbe potuto durare di più perché, finito il contratto con Atlanta, nel 2007 venne chiamato dai Boston Celtics. Fece la preseason ma non aveva contratto garantito. Fu rilasciato alla vigilia della stagione. E da lì approdò al Maccabi Tel Aviv. Le leghe europee erano il suo posto. Batista era già stato in orbita Real Madrid ma prestato due volte a club delle leghe minori spagnole e aveva avuto un’esperienza anche in Argentina, una lega depauperata di talenti locali ovviamente ma più competitiva rispetto al livello del campionato uruguagio da cui era partito. 
L’EUROPA – Quello che è mancato a Batista è stata continuità di permanenza in un posto. Ha giocato al Maccabi in una squadra che in quel momento era al top in Europa e dove la concorrenza era ampia. Batista giocò una Final Four proprio a Madrid eliminando Siena in semifinale con una grande rimonta nella ripresa. Poi perse la finale contro il CSKA Mosca di Ettore Messina. In seguito ha giocato a Fuenlabrada in Spagna, abbastanza bene da passare poi a Vitoria e poi in Turchia è stato all’Efes e al Pinar Karsiyaka, la squadra guastafeste dove ha vinto la Coppa di Turchia. Lo scorso anno ha giocato al Panathinaikos vincendo la Coppa di Grecia ma perdendo la finale scudetto con l’Olympiacos. In Eurolega giocò come tutta la squadra una grande prima fase salvo calare alla distanza. Giocò anche contro l’Olimpia e ad Atene, dove fu un massacro, dominò l’area milanese. Ad altissimo livello per lui fu una specie di rilancio. “Il basket europeo è il mio posto: ho provato la Cina e non direi che sia stata un’esperienza infelice, anzi, ma lì è tutto diverso dal punto di vista culturale, il basket è differente, devi adattarti ad uno stile di vita e di gioco cui non sei abituato. E’ stata un’esperienza che porterò con me sempre ma sono contento di essere tornato in Europa”, spiega. 
LA CINA – Batista ha giocato nel North Control di Pechino, in una lega in cui al momento circolano tanti soldi e sono quelli che l’hanno trasformata in un’eccellente destinazione per giocatori americani di nome capitanati da Stephon Marbury. Ma oggi ce ne sono tanti altri di livello come Bobby Brown, Jordan Crawford e l’ex Olimpia, MarShon Brooks. Tuttavia è anche una lega con regole particolari: gli allenatori stranieri non possono ufficialmente occupare la carica di capo allenatore, gli stranieri sono due per squadra come era una volta in Europa e il risultato è che le squadre sono sbilanciate. Alcuni giocatori, specie se militanti in formazioni di secondo piano, accumulano numeri da Playstation perché i giocatori cinesi di alto livello sono pochi e confinati in poche formazioni. Batista viaggiava oltre i 26 punti di media e i 12 rimbalzi. Numeri che in Europa non sono replicabili. “Da anni pensavo a Milano come ad una possibile destinazione di qualità, non pensavo potesse succedere così presto perché appunto ero in Cina. Ma si è presentata questa opportunità e sono felice di averla colta al volo. L’Olimpia ha grande tradizione e ambizioni, è il club numero 1 d’Italia ed è normale che sia felice”, dice.
IL RUOLO A MILANO – Batista è un centro puro, un uomo d’area. “Non mi piace descrivermi ma di sicuro sono un centro che gioca duro, fisico, con energia nell’attaccare il canestro”, spiega. Va probabilmente a colmare una lacuna. “Che ruolo avrò in questa squadra alla lunga non saprei dirlo. Quando ti presenti a metà stagione trovi equilibri prestabiliti e quello che devi fare è cercare di aiutare la squadra il prima possibile facendo quello che occorre per renderla migliore”.

 

Sito Uff. Olimpia Milano