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Coppa Italia: di chi è stata (e di chi no) la Final 8 vinta da Torino

Paolo Corio 19 febbraio 2018
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E’ stata la Final 8… ovviamente di Torino, arrivata proprio nel giorno del derby calcistico a cogliere un’incredibile e storica vittoria dopo la burrasca societaria che ha portato a un duplice cambio in panchina nel giro di tre settimane, con annesso allargamento del roster.

E’ stata la Final 8… di Vander Blue, eletto Mvp della finale nel torneo che l’ha visto al suo esordio assoluto in maglia Fiat con una media di 10.6 punti a partita (11 contro Brescia). Utile sì, ma anche così determinante?

E’ stata la Final 8… anche dell’altro neo-arrivato tra i piemontesi Boungou Colo, autore a sua volta di 11 punti con tre triple nella terza frazione che hanno permesso a Torino di rimanere pienamente in partita quando il pallone pesava come un macigno.

E’ stata la Final 8… di Paolo Galbiati, 34 anni giusto il prossimo 20 febbraio, festeggiati passando da assistente a capo-allenatore, a coach trionfatore della Coppa Italia 2018 nel giro di 13 giorni. Un’avventura che lo fa arrivare davanti alle telecamere con la faccia di uno che non riesce a credere a quello che gli ha riservato la sorte. Ma per il quale è vietato parlare di fortuna del principiante, come certifica un curriculum che vanta anche già la conquista di un titolo nazionale under 17 con l’Olimpia Milano.

E’ stata la Final 8 dei tifosi di Brescia, accorsi in massa già dalla semifinale contro Cantù per spingere la loro squadra verso un sogno che non si è realizzato. Ma per aver vissuto il quale hanno comunque applaudito e ringraziato i loro giocatori subito dopo la sirena del fatale 69-67.

E’ stata la Final 8… delle outsider, dal momento che Brescia è stata l’unica testa di serie a non cadere già al primo turno.

E’ stata la Final 8… anche e soprattutto della Red October Cantù, arresasi solo all’overtime nella semifinale contro Brescia a dispetto di un roster all’osso per gli infortuni di Randy Culpepper e Andrea Crosariol. Una situazione di massima emergenza che non ha comunque impedito alla squadra di coach Marco Sodini di affondare per 105-87 la super-corazzata EA7 Milano in una partita che – per motivi diversi – rimarrà comunque nella memoria dei tifosi brianzoli. Così come ci rimarrà Charles Thomas, scavigliatosi proprio nel derby e comunque per 33 minuti sul parquet il giorno successivo contro la Germani, con 20 punti a referto.

E’ stata la Final 8… del tiro da tre, sempre più fattore-chiave nel basket moderno e di cui per questo si tende sempre più ad abusare. Senza che potesse ovviamente fare eccezione la finale, in cui la Fiat Torino ha fatto quasi registrare lo stesso numero di tentativi da sotto e da oltre l’arco. Con un’efficacia maggiore, manco a dirlo, proprio nelle triple: 12 realizzate su 33 tentativi (36,4%) contro il 13/37 da due (35,1%).

E’ stata la Final 8… del PalaMandela. Non perché sede della manifestazione, ma perché le tribune sin dalla prima partita sono apparse piene di pubblico, con il tutto esaurito in occasione della finale e con un’incredibile cornice anche per il quarto tra la Germani Brescia e la Segafredo Bologna.

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Non è stata la Final 8… dell’EA7 Milano e di coach Simone Pianigiani, le cui scelte per i dodici con cui affrontare Cantù in piena emergenza lunghi hanno lasciato più di qualche dubbio. Forse puntare sui 213 cm di Tarczewski sarebbe servito maggiormente che adeguarsi a quel che rimaneva del roster avversario. Di sicuro servirà in futuro tutt’altro approccio alle partite per puntare seriamente allo scudetto dopo la débacle in Coppa Italia e un’Eurolega che vede l’Olimpia navigare sempre nelle zone basse della classifica.

Non è stata la Final 8… dei centri, specie sempre più in estinzione nel nostro Campionato. Anche perché pare non si riesca più a utilizzarli per fare la differenza: proprio come accaduto al panzer Kyrylo Fesenko (130 kg per 216 cm), che Avellino non ha saputo innescare fino in fondo per aver ragione della “cavalleria leggera” di Cremona. E dire che l’ucraino aveva avuto un avvio devastante, con 10 punti su 19 già nel primo quarto, incluse tre perentorie schiacciate. Poi il taglio ai rifornimenti nel pitturato… dovuto però più ad altre scelte nei giochi offensivi da parte degli irpini che alla capacità di opporsi di Henry Sims nell’impari duello sotto le plance. Un aspetto che coach Pino Sacripanti dovrà certamente sistemare in vista dei prossimi playoff, se la Sidigas intende viverli con lo stesso ruolo da protagonista avuto sinora in regular-season.

Non è stata la Final 8… delle difese, perché anche nelle partite (finale inclusa) in cui si è segnato poco, lo si è fatto soprattutto per demerito degli attacchi: ovvero, comunque tanti tiri da liberi, molti dei quali però sbagliati. Anche per questo consentiteci di interpretare il premio al bresciano David Moss come migliore difensore più come un tributo alla carriera.

Non è stata la Final 8… di Lamar Patterson, messo fuori rosa da Torino prima dei quarti contro Venezia per “non aver rispettato l’orario del ritiro”. Galeotta fu la notte e solo lui sa se è anche valsa la candela.

Non è stata la Final 8… della città di Firenze, perché camminando per il centro non abbiamo visto un segnale (se non qualche locandina alle fermate degli autobus) che annunciasse lo sbarco del basket sulle rive dell’Arno. A noi sarebbe piaciuto un canestro davanti a Palazzo Vecchio, ma sarebbe bastato anche molto meno. E magari anche a vantaggio della Fiorentina Basket di coach Andrea Niccolai, che questa stagione sta tra l’altro disputando un ottimo Campionato di Serie B.

 

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Paolo Corio

Il giornalismo come lavoro, il basket come passione. Il massimo riuscire a unirli come accaduto ad esempio in passato con Superbasket, La Prealpina e Panorama.it. E ora con The Basketball Post.

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