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Bianchini: “Come può esserci orgoglio di appartenenza ad un territorio per giocatori nomadi?”

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Ecco il post pubblicato su Facebook da parte di Valerio Bianchini.

“Si alzano sempre più frequenti e sempre più alti i lamenti dei dirigenti circa il dilagare tra i giocatori delle serie A di un atteggiamento sempre più alienato, distaccato, privo di senso di appartenenza, senza attaccamento alla famosa maglia, annegati in un limbo di indifferenza, solo mossi dal narcisismo del proprio tabellino per un approdo prossimo a un diverso porto. I dirigenti trovano questo atteggiamento incomprensibile mentre a me appare semplicemente come l'ovvio esito delle scelte suicide di un basket che ha rinunciato a governare se stesso. Come si può pretendere che ci sia attaccamento alla maglia in giocatori che migrano in continuazione da una squadra all'altra, mossi solo dal “senso del business” dei loro agenti? Come possono motivarli i loro allenatori i quali, a loro volta, siedono sulle panchine di serie A selezionati dagli stessi agenti con lo stesso “senso del business”? Come può esserci senso di appartenenza in squadre che non costruiscono più i loro giocatori, perché pensano sia più conveniente affidarsi al sotto-mercato degli stranieri-turisti-per-ca- so che hanno come solabussola le promesse dei loro agenti. Come può esserci orgoglio di appartenenza a un territorio, a una tradizione, a una città, per giocatori nomadi, pastori erranti che non conoscono l'arte di far crescere una pianticella?”