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Little Italy #16 – Marco Belinelli

Matteo Bettoni 15 aprile 2018
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Era arrivato a Philadelphia con l’obiettivo di riprendersi i plyaoff. Marco Belinelli e i suoi 76ers hanno chiuso la stagione con il record di 52 vittorie e 30 sconfitte. Con 16 vittorie consecutive, di cui 8 senza Joel Embiid, il Beli rientra nel quadro dei playoff dopo quattro anni di digiuno. Il terzo posto, strappato in volata ai Cavs, li ha portati all’accoppiamento con i Miami Heat. Nella notte si è giocata infatti gara -1 che, grazie ad una prestazione strepitosa di squadra e dei singoli (su tutti proprio di Marco Belinelli), i 76ers hanno messo in cassaforte.

La gara – Il primo tempo è molto combattuto. Philadelphia imposta subito un ritmo molto elevato in attacco basato su continue incursioni in area di Simmons e attacchi aerei da fuori. Belinelli sfrutta al massimo le situazioni create dai suoi compagni, si muove molto bene senza palla e dopo appena 6′ di gioco ha a referto 8 punti con due triple aperte e due liberi, 13 saranno i punti all’intervallo. Miami soffre la velocità dei giovani padroni di casa e decide di fare a meno di Whiteside in mezzo all’area per dare spazio a Olynyk. Gli Heat prendono in mano il pallino del gioco grazie ai suoi 14 punti e concludere i primi 20′ in testa sul 60-56.

E’ nel terzo quarto che l’ambiente già per altro caldo del Wells Fargo Center diventa incandescente. I 76ers possono contare sulla presenza costante di Ilyasova (17 punti e 14 rimbalzi), Simmons e Redick. Infrangono la difesa degli Heat per un parziale di 23-6 nei primi 4′. Quando Miami rientra dallo svantaggio in doppia cifra, arrivano le stilettate del Beli: nel momento di ripresa degli avversari, il numero 18 scaglia due triple fondamentali per il nuovo +10 (88-78) per un parziale complessivo di 35-18. Philadelphia concede qualche punto in più nell’ultima frazione (25), ma ne segna 40 sull’onda dell’entusiasmo. Capisce infatti che ha la gara in tasca quando Belinelli segna tiri del genere…

Philly porta a casa infatti gara -1 mantenendo per il momento il vantaggio del campo.

Un nuovo esordio – Il 16 giugno 2014 è la data dell’ultima gara in salsa playoff di Marco Belinelli. E’ gara -5 delle NBA Finals con i San Antonio Spurs, il match che sancisce la fine dei ‘Big Three’ di Miami, ma quello che fa dell’allora numero 3 degli Spurs il primo italiano con un titolo NBA in tasca. Dopo quell’estate Belinelli approda a Sacramento, ma i playoff non arrivano nonostante la presenza di Rondo e Cousins in squadra. Poi Charlotte e Atlanta, ma ancora niente. Belinelli si trova a Philadelphia da febbraio e sembra avere trovato un clima che in comune con il giocatore ha la voglia di tornare in alto e di fare bene. Da quando il Beli è approdato nella città dell’amore fraterno, i 76ers hanno scalato tre posizioni in classifica afferrando il terzo posto ad Est.

Questa notte, Marco Belinelli ha messo a segno 25 punti con ottime percentuali (9-17 da due, 4-7 da tre). Ha fatto registrare il career – high di punti a livello di playoff. Ma se si va a leggere al di là delle statistiche, quel 27 di plus/minus parla chiaro: cercare di essere utile alla squadra per vincere e arrivare fino in fondo, proprio come ai tempi di San Antonio. Differentemente da quando si trovava in Texas però, a Philadelphia è la guida per giocatori giovani come Ben Simmons che nella notte non hanno sentito tremare la mano. Al contrario, l’australiano ha faticato solamente al tiro nei primi minuti, ma poi ha messo in campo tutta la sua maturità e la visione di gioco che lo contraddistinguono. 17 punti, 9 rimbalzi e 14 assist serviti per altri cannonieri della squadra come Redick, 28 punti e Saric, 20.

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Matteo Bettoni

Matteo è nato il 9 settembre 1996 a Milano, dove attualmente studia alla facoltà di Scienze umanistiche per la comunicazione presso l'Università Statale. Ha giocato a basket 4 anni durante gli anni delle elementari per poi appassionarsi al mondo dello sport in generale, con occhio attento al mondo del basket Nba e europeo. Il suo sogno, oltretutto dopo 5 anni di liceo linguistico dove ha avuto modo di approfondire la conoscenza dell'inglese, tedesco e francese, è quello di diventare giornalista sportivo oltreoceano.

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