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“Boulevard of Big Dreams”: il blog di Federico Gallinari #17

Federico Gallinari

Il Thanksgiving negli USA, l'ultimo giorno in Ecuador e un clamoroso aneddoto su Orgest: eccoci con la diciassettesima puntata del blog!

Eccoci arrivati alla diciassettesima puntata del blog, che per l’occasione ho scritto direttamente da Barcellona. Il tempo in questa città è fantastico e l’atmosfera mi ha dato ancora più energie per scrivere le seguenti righe.

Flashback

Siamo arrivati a un certo punto della stagione in cui la Sunrise Christian Academy era tra le prime dieci ‘prep school’ di tutta l’America. Con noi c’erano, ad esempio, Putnam, Boston e Link Year. Il nostro record era positivissimo, anche grazie alle vittorie che i miei compagni avevano portato a casa senza di me nel periodo dell’infortunio.

Nel frattempo si avvicinava il Thanksgiving. Durante quei giorni di festa, per gli americani è inconcepibile che qualcuno rimanga a casa da solo. Quindi, se sei straniero, ti chiedono di andare da loro a festeggiare. Io comunque sono stato fortunato perché avevo Dani a Denver e i miei genitori sono tornati per Natale. Perciò ho deciso di tornare in Colorado per il Ringraziamento, dato che avevamo in programma una cena con una famiglia italiana di Denver. Con me non poteva mancare il compare Mattia Cafisi che, come ben sapete, quando c’è la “comida” è sempre presente. Abbiamo quindi optato per rimanere nella Mile High City per un po’, ma dopo qualche giorno un pensiero fisso ha iniziato ad assalirci: LA PESA! Ebbene sì, al ritorno nel Kansas ci aspettava la bilancia.

Abbiamo trascorso una settimana liberatoria e di ricarica per le batterie. Per qualche giorno non abbiamo pensato al basket e abbiamo capito l’importanza di prendere delle pause dallo sport, come avevo già detto in una delle puntate precedenti. Nel Giorno del Ringraziamento siamo entrati in casa e c’era già il profumo di tacchino che ci attendeva. In cucina si trovava il paradiso, un mix di colori e aromi che ci hanno fatto raggiungere il Nirvana. A quel punto ci siamo seduti e pian piano sono arrivate venti portate in stile classica famiglia del sud: dolci, secondi, caffè… di tutto! Avevamo la pancia pienissima finché Cafisi non ha dichiarato: “Slaccio il bottone dei jeans ragazzi: un altro giro!”. Proprio in quel momento abbiamo capito che la prova bilancia non sarebbe proprio andata nel migliore dei modi.

 

Ecuador

Continua il racconto della mia vacanza sudamericana. Siamo arrivati all’ultima mezza giornata in Ecuador, pronti per spostarci in Perù il giorno successivo: lì mi attendeva la mia prima meraviglia del mondo.

Questa giornatina l’abbiamo trascorsa a visitare la capitale Quito, che si trova in una vallata e si estende come una lunga linea. Dalla terrazza dell’hotel, infatti, avevamo una vista intera di quasi tutta la zona urbana.

Poi abbiamo fatto un giro fino a El Panecillo (divide la parte vecchia da quella nuova), dove sorge la bellissima statua della Vergine.

La città sembrava compressa tra le colline, ma i panorami si sono rivelati a dir poco incredibili.

Posso sicuramente dire di aver visitato un Paese in grado di regalare sorprese, dove la natura ha dato il meglio di sé. Basta solo un’occhiata per poter apprezzare il regalo che la nostra madre terra ci ha donato.

Playlist

Fight Song – Rachel Platten

Locked Away – R. City

Skin – Rung’n’Bone

Dani California – Red Hot Chili Peppers

Snow – red Hot Chili Peppers

Diamons – Rihanna

FourFiveSeconds – Rihanna

Bodies – Robbie Williams

Orgest

Dopo la presentazione della scorsa puntata, ovviamente, ci saranno grandi aspettative su di lui.

Tornando indietro con la memoria ricordo un piccolo aneddoto. Avevamo sui 12/13 anni e Orgest dominava nella categoria degli Under 13. Un giorno eravamo all’Intertoto, ossia un torneo che ci avrebbe permesso di andare in Eccellenza. Al termine di una gara il nostro play ha subito fallo a 0.6 secondi sul cronometro. Il problema è che avevamo finito i timeout, ma noi l’allenatore l’avevamo in campo…

Tutti si aspettavano che Orgest tirasse. E invece no: ha deciso di fare la rimessa… nessuno sapeva cosa fare, ma lui, con sangue freddo, mi ha guardato e mi ha detto: “Corri a canestro scemo”. Io con titubanza ho annuito, lui ha lanciato la palla in aria e si è girato verso la panchina come se sapesse già tutto. Poi ho saltato, ho ricevuto al volo e ho tirato. La palla si è staccata dalle mie mani e la sirena è suonata (Orgest nel frattempo era a bere un caffè e ci applaudiva dagli spalti già docciato): tabellone e solo retina.

Questo ci fa comprendere, signori miei, che con il talento bisogna nascerci. Dopo quel passaggio Steve Nash lo chiamò al telefono, ma lui non rispose. Si stava gustando un sigaro cubano, forse in compagnia di qualche donna. Ma questa è un’altra storia…

Buongiorno Italia

Come sempre, siamo arrivati a questo punto del blog in cui devo tornare serio. Quest’anno ho viaggiato parecchio e mi ritengo molto fortunato, anche perché ho l’opportunità di condividere ogni singolo momento con voi. In fondo vi vedo ormai come miei amici, come persone che mi conoscono sempre più in profondità. Quindi non vedo l’ora di raccontarvi ancora tanto altro su di me!

 

Federico Gallinari.

Idee? Commenti? Scrivi a federico@thebasketballpost.net

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