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L’Olimpia con le spalle al muro batte l’Efes Istanbul

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Spalle al muro e priva del suo capitano, l’Olimpia Milano dimostra di avere cuore e carattere contro i turchi dell’Anadolu Efes Istanbul. In una gara dove la vittoria non valeva solo i classici due punti, ma bensì “l’Europa che conta”, l’EA7 vince  e tiene accesa quella fiammella di speranza che porta il nome di Top 16.

La partenza fulminante, l’angolo, l’1vs1 e la staticità.

E’ fulminante la partenza di Milano in un Forum di Assago capace di ospitare oltre 8.000 spettatori, McLean-Barac e Simon segnano il 7-2 iniziale che costringe l’esperto coach Ivkovic a chiamare time out.

L’Efes, si sa, non è una squadra facile e le disattenzioni negli angoli costano cara all’Olimpia che vede Heurtel segnare il canestro che vale il +1 Efes: 13-14. Simon risponde, dimostrandosi l’arma in più insieme a McLean in una partita in cui è necessario l’apporto di tutti, pubblico incluso. La squadra di Repesa, se messa in condizione di correre è pericolosa, con la palla a terra e spesso nelle mani della stessa persona un po’ meno. Jenkins sostituisce un buon Cinciarini ma la troppa staticità dell’attacco meneghino da la possibilità di chiudere il primo quarto sul punteggio di 23-21.

Guai a mettere spalle al muro Milano.

Quando si mette spalle al muro una squadra come Milano, si rischia grosso: può andare bene e può andare male, specialmente se con le spalle al muro, Milano, si ci è messa da sola. L’urlo di Cinciarini riassume tutta la pressione che l’EA7 deve necessariamente sfogare in mezzo al campo, e che porta ad un parziale micidiale che porta l’Olimpia a toccare il +17 (39-22) grazie ai canestri di McLean, Lafayette e Cinciarini. Heurtel però riesce a segnare un facile canestro da due punti e coach Repesa, vedendo anche alcuni errori di troppo, è costretto a chiamare time out.

Troppo bello per essere vero in 20 minuti.

Gentile out, ultima spiaggia +15 contro l’Efes: tutto troppo bello per essere vero. Infatti, seppur più per errori di Milano che per bravura propria, la squadra di Ivkovic mette a segno un controparziale propiziato da Heurtel-Saric-Diebler capaci di bucare più volte la retina dell’Armani. Negli ultimi secondi del quarto Batuk segna il +2 Efes (44-46) che porta le squadre all’intervallo lungo.

Barac e non burattini.

Solidità mentale, voglia di non arrendersi ed anche la spensieratezza di chi non ha quasi nulla da perdere, ecco cosa mette in campo l’EA7 al rientro dagli spogliatoi. Barac e Simon realizzano il mini parziale di un inizio di terzo quarto fulminante che porta l’Olimpia avanti 53-51. Il nome del cecchino turco è uno solo uno e si tratta di Birkan Batuk molto preciso nel punire ogni minima disattenzione dell’EA7 nella metà campo difensiva. La parità arriva con McLean, finalmente utilizzato come un “numero quattro” e costringe Ivkovic a chiamare time out. All’uscita dalla sospensione Granger spara con ragione dai tre punti, zona del campo in cui l’Efes riesce a tenere in piedi un 63% complessivo al termine dei trenta minuti: 66-65.

Con le unghie e con i denti fino al quarantesimo.

L’ultimo quarto è una battaglia epica tra due formazioni che non vogliono cedere un millimetro e che credono nei propri mezzi. Da un lato un’Olimpia alla ricerca della velocità e del contropiede, complice anche l’attacco sterile dell’Efes; dall’altro lato l’Efes e la calma del maestro Ivkovic che, di gare nel genere ne ha già viste tante. Milano da un lato, Istanbul dall’altro, con una quasi parità che nessuna delle due squadre vuole scrollarsi da dosso: di meglio non si poteva chiedere. Solo nel finale McLean segna da due (84-81), Dunston esce per cinque falli e Lafayette segna i due liberi dell’86-81; Granger risponde con precisione anche lui dalla lunetta, ma i liberi di Cincarini chiudono di fatto i giochi. Il punteggio va avanti, l’Efes incassa il colpo 88-84 contenta comunque di non aver perso la differenza canestri che, in una gara in cui le due squadre si sono aggrappate con le unghie e con i denti, è già molto. Vince l’Olimpia, vince il cuore della squadra e l’affetto dei tifosi, gli unici a perdere sono stati gli scettici.