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Euroleague Countdown #6

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Voto 10 – Malcolm Delaney

Più volte MVP dei turni precedenti, premiamo a questo giro anche noi l’americano nella gara più dura e spigolosa che la Lokomotiv Kuban ha sostenuto finora. Contro l’Efes il rischio crollo a sorpresa è dietro l’angolo, ma Malcolm, assieme a Randolph, tira fuori i suoi dalla prima possibile crisi europea. Cuore e nervi saldi, questa vittoria può veramente essere quella che lancia la Lokomotiv verso gli alti cieli del Continente. E c’è tanto di Delaney in questo…

Voto 9 – Luigi Datome

Nella sinfonia trionfale del Fenerbahce a Belgrado Gigi domina e mette a referto 21 punti che spaccano la difesa della Stella Rossa. Nella squadra di Obradovic tutto gira alla perfezione e l’ex Boston Celtics si esalta in una macchina da guerra come quella gialloblù. Noi, ripetiamo, un cent sull’approdo certo in final four ce lo mettiamo per i turchi, e voi?

Voto 8 – Dimitris Itoudis

Qualità e fantasia al potere. Per schiantare il Real Madrid il tecnico del CSKA decide di affidare le chiavi della sua fuoriserie ai due funamboli De Colo e Teodosic, liberando il genio che manda in cortocircuito la macchinosa squadra di Laso. I campioni trovano sempre il modo di intendersi e di far volare la squadra, e Itoudis sceglie la via più intelligente senza arroccarsi in strani pensieri. Bravo!

Voto 7 – Cedevita Zagabria

I croati mostrano ad Istanbul cosa significhi essere squadra di fronte alla blanda accozzaglia di nomi del Darsussafaka. Dopo l’avvio incerto i ragazzi di Mrsic non si scompongono e pian piano mettono sul parquet gioco e punti che portano a una vittoria meritata che alimenta le speranze di una sorprendente qualificazione ai quarti di finale. Quando il collettivo ha la meglio sulle figurine.

Voto 6 – Shawn James

Pochi minuti senza strafare ma mettendo al servizio dell’Olympiakos tanta qualità, fisicità e intelligenza. Sarà l’aria di derby, da buon ex Bilbao, ma con il Baskonia Shawn entra nel finale e illumina i greci che passano con una prova di forza che tranquillizza i supporter del Pireo per la prosecuzione di questa Top Sixteen.

Voto 5 – Jamar Smith

Rovina un’eccellente prestazione con il marchiano errore finale che costa all’Unicaja la sconfitta ad Atene contro il Panathinaikos. Guida il testa a testa andaluso contro i greci, ma cade proprio sul più bello forzando da tre un pallone che poteva essere giocato con più raziocinio. Come rovinare tutto in pochi secondi.

Voto 4 – Derrick Brown

Vedi alla voce Jamar Smith, con una prestazione, tuttavia, leggermente meno convincente in precedenza. L’Efes sfiora il colpaccio a Krasnodar, ma all’ex Charlotte gli si chiude letteralmente la vena cerebrale nei concitati momenti finali che vedono il sorpasso della Lokomotiv Kuban. Tanti errori, compreso quello finale che non permette ai turchi il clamoroso colpaccio. Non ci avrà dormito la notte, ci scommettiamo!

Voto 3 – Darussafaka Dogus Istanbul

L’abbiamo già spiegato in precedenza: squadra di figurine (nemmeno eccelsa) senza collante. Contro il Cedevita i turchi dimostrano quanto sosteniamo da tempo, ovvero che la qualificazione alla Top Sixteen sia più di natura casuale che altro, figlia dell’iniziale crisi del Maccabi Tel Aviv che ha permesso questo. Questa fase rischia di essere un’agonia per Erden e compagni.

Voto 2 – Sergey Monia

A Barcellona non v’è traccia del Khimki coraggioso e anche fortunato capace di piegare il CSKA dieci giorni fa. L’emblema dei russi, mai in partita contro i blaugrana, è la prova dell’esperto ex Portland: 4 punti e poco altro in un confronto di fatto già deciso all’intervallo. Dimenticar e ripartire, subito!

Voto 1 – Stella Rossa

Ok, il Fenerbahce è una seria candidata alla vittoria finale di questa Eurolega e una sconfitta ci può stare, premettiamo. Tuttavia non ci sta un atteggiamento così remissivo e da vittima sacrificale. Dopo un buon avvio la squadra di Radonjic si prende una bella rumba e stacca la spina, senza più combattere e consegnandosi all’armata di Obradovic senza opporre resistenza. Così non va!

Voto 0 – Gintaras Krapikas

Disastro senza scuse. Il Bamberg travolge uno Zalgiris totalmente involuto, che dimostra come il finale della prima fase sia stato una breve parentesi nel grigiore generale. Il -33 in terra tedesca è figlio anche delle scelte del tecnico lituano,  il quale capisce poco o nulla nella lettura di una gara prettamente fisica. Melli e compagni travolgono quel che resta dello Zalgiris, Krapikas resta a guardare attonito.