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Promesse non mantenute #3: “Il Larry Bird dei poveri”, Adam Morrison

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Adam Morrison
nasce nel 1984 a Glendive, in Montana. A 14 anni scopre di avere il diabete. La notizia è una di quelle che butta giù parecchio ma non uno come lui. Adam decide di prendere in mano la situazione e di farsi seguire da un endocrinologo, il quale sarà fondamentale per affrontare la malattia. Il ragazzo comincia ad accettare la sua condizione, seguendo diete mirate e tenendo costantemente sotto controllo i valori della glicemia, riuscendo così a non farsi condizionare. Adam, col passare degli anni, continua a giocare ugualmente a pallacanestro come nulla fosse. Il suo problema fisico, però, lo porta ad essere scartato da molte università, in molte temono che questo possa incidere sulla sua carriera. Così, sarà il giocatore a scegliere l'università e non il contrario. In pochi lo vogliono e in pochi provano a convincerlo a firmare per la propria causa. Sarà Gonzaga College la sua nuova casa (la stessa di John Stockton), dove diventa famoso in poco tempo, non tanto per le sue qualità di giocatore ma per i suoi problemi di salute e questa cosa ad Adam sta un po' stretta. Il suo scopo è quello di diventare talmente forte da far passare il diabete in secondo piano e, per certi versi, ci riesce.

GLI INIZI DI CARRIERA
Il primo anno è discreto, nulla di più. Mentre, nella sua seconda stagione, quella da Sophomore per capirci, tiene ottime medie (19 punti a partita, 5.5 rimbalzi a partita e il 50% al tiro). Cifre che permettono a Morrison di essere rispettato da tutti ma il bello deve ancora venire… Alla sua terza stagione Adam supera quota 30 punti in ben 13 occasioni e trascina Gonzaga alle Sweet Sixteen, perdendo soltanto contro la corazzata UCLA di Farmar e Afflalo. Dopo quella grande stagione Morrison diventa presto un punto di riferimento per i ragazzi affetti di diabete, grazie anche a vari spot pubblicitari che lo ritraggono protagonista per la campagna della malattia in questione.

LARRY BIRD E GLI IDEALI POLITICI
Adam, senza neppure accorgersene, diventa presto un personaggio noto in tutti gli Stati Uniti e, probabilmente proprio in questa occasione, commette involontariamente e ingenuamente un errore madornale, ovvero quello di esporsi troppo, più del dovuto: il ragazzo incomincia a parlare della sua passione più grande, Larry Bird. Dopo tutte quelle parole, in molti lo paragonano alla leggenda dei Celtics, dipingendolo come un giocatore molto simile allo stesso Bird. Questo aspetto, ora come ora, a noi che conosciamo già l'esito della storia, fa abbastanza sorridere. Soprattutto se si considera la deludente carriera di Morrison che, accostata a quella leggendaria di un giocatore meraviglioso, fa sobbalzare dalla sedia. Il coach di Michigan State Larry Izzo lo definì “il Larry Bird dei poveri”. Paragone che ai tempi poteva anche starci vista la tecnica di tiro con il rilascio del pallone molto in alto, il look con baffetti ed il fatto che lo stesso Morrison stravedeva per Bird. Questo però, non è nulla se confrontato a quello che accadde qualche mese dopo con Adam che davanti alle telecamere di mezza America dichiara: “Ho il poster di Che Guevara attaccato in cameretta”. Così, come se nulla fosse. Questo sarà un altro elemento che alimenterà ulteriormente la sua fama.

L'APPRODO IN NBA
Si arriva così all'anno del Draft per Morrison, è il 2006 quando Adam decise di dichiararsi eleggibile. “Il Larry Bird dei poveri” venne scelto alla terza chiamata assoluta dagli Charlotte Bobcats, dietro a Bargnani e Aldridge. Al suo primo anno nella lega più importante al mondo, Adam stecca abbastanza a causa anche della tanta pressione su di lui. Come dimostrano le statistiche, Morrison gioca meglio le partite fuori casa che quelle a Charlotte, per via della tanta attesa su di lui da parte dei tifosi dei Cats. Nel corso della stagione, soprattutto nelle ultime partite, Adam avrà poi modo di rifarsi e terrà comunque una buona media, sfiorando per poco i 12 punti a gara. Buoni numeri, insignificanti se consideriamo, invece, che Morrison è e resta pur sempre la terza scelta del 2006. Il secondo anno Adam praticamente lo salta tutto, per via di un gravissimo infortunio al ginocchio. Nella stagione seguente, quella del 2008/2009, le cose non vanno poi così bene ed il nuovo allenatore Larry Brown, decise di metterlo sul mercato. A stagione in corso fa le valigie per accasarsi ai Los Angeles Lakers, nell'affare Vladimir Radmanovic, che porta l'ala serba a Charlotte. Morrison a LA farà meno presenze sul campo delle cheerleaders e, al termine della stagione 2009-2010, firma con i Wizards, per poi venire tagliato al training camp.

EUROPA
Da idolo di molti ragazzini americani a bidone della NBA. Adam è costretto a fare nuovamente le valigie, questa volta però dovrà utilizzarne di più grosse perchè si vola in un altro continente e negli USA Adam, da giocatore, non ci tornerà mai più.
A settembre 2011, Morrison firma per la Stella Rossa, squadra che milita nella Lega Adriatica. A Belgrado il capellone del Montana diventa subito un idolo, il beniamino dei caldissimi tifosi biancorossi. Dopo solo 8 partite, però, lo statunitense sceglie di rescindere il contratto, lasciando una città che forse avrebbe potuto amarlo come mai nessuno avrebbe potuto. I tifosi si erano già leccati i baffi (non i baffoni di Adam), nel gustare e nell'ammirare un giocatore così imprevedibile e dall'enorme talento nascosto ma devono salutarlo. Chiude la sua esperienza in Serbia con 15,5 punti, 3,1 rimbalzi e 1,5 assist in 29 minuti per partita, risultando il miglior realizzatore della sua squadra.
A gennaio 2012 firma un contratto fino a fine stagione con il Besiktas ma ad aprile, a causa dello scarso minutaggio, decide di lasciare la Turchia.

L'ILLUSIONE
Morrison decide di fare ritorno in patria con tante speranze e sogni ancora da realizzare, scegliendo così di partecipare alla Summer League con Brooklyn prima e con i Clippers poi. Con quest'ultimi segna anche 20 punti di media in 30 minuti su 5 gare totali, facendo ben sperare un po' tutti. Forse “Il Larry Bird dei poveri” è tornato per davvero! Forse questa, dopo l'esperienza in Europa, potrà rivelarsi la svolta della sua carriera… E invece…
Morrison parteciperà al Training Camp con Portland ma verrà presto tagliato. Il giocatore perde una buona dose di fiducia personale, non crede più in se stesso e incomincia seriamente a pensare al ritiro prematuro. L'idea diventa una decisione presa e Adam decide di non calcare mai più un parquet come giocatore, lasciando un vuoto e un dubbio amletico a cui pochi sanno rispondere: “Cosa avrebbe potuto dare alla NBA un giocatore ed un personaggio mediatico del genere, nel corso degli anni?” Non lo sapremo mai, purtroppo. Però, una lezione da Adam Morrison l'abbiamo imparata. D'altronde doveva pur insegnare qualcosa a qualcuno un ragazzo che per giocare a basket doveva iniettarsi nelle vene, tra una pausa e l'altra, una dose di insulina.