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“Per come la vedo io” #6 di Luigi Liguori

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Torno a scrivere il mio editoriale dopo una lunga assenza dovuta ad esami, lavoro ed eventi cestistici. Torno a scrivere però nel momento in cui non posso non dire la mia: è un mio difetto, ma almeno sono onesto e dico ciò che penso.

Calvani-Tajana: I due Marco di cui il nostro basket ha bisogno.

Il nome Marco ha affollato la mia testa per un po’. In particolare sono due i Marco di cui voglio parlare: Calvani e Tajana.

Marco Calvani, credo abbiamo dimostrato ancora una volta che sia un allenatore con gli attributi. Attributi, perché ha scelto di allenare Sassari, la Sassari di Meo Sacchetti, la Sassari del triplete. Credetemi non è cosa facile. E’ facile, invece, dire frasi (e ne ho sentite tante dai miei colleghi) del tipo “si, ma la squadra è buona” oppure “beh di certo non ha scelto l’ultima in classifica”. Marco, quando ha accettato di allenare Sassari ha accettato l’ennesima sfida della sua carriera; Marco, quando ha dato le sue dimissioni ha dimostrato coraggio ed onestà intellettuale, cose che al nostro basket mancano.

Marco Tajana, Presidente dei Legnano Knights, credo meriti almeno due pagine su La Gazzetta dello Sport. L’impegno, la passione e soprattutto l’innovazione che sta portando all’interno di una realtà “piccola” come Legnano non dovrebbero passare inosservate. Il PalaBorsani si sta dimostrando un asset importante per i suoi Knights, che mescolano strategie di marketing e comunicazione alla spettacolarità che il nostro basket merita. L’ultima novità della presentazione con la proiezione sul parquet modello NBA è la definitiva candidatura agli Oscar del nostro basket. Bene così, queste sono notizie che fanno bene al nostro basket.

Guardate il video qui:

[youtube=https://youtu.be/0Y0pDaakwVA]

Sassari: quando già due indizi fanno una prova.

Agatha Christie diceva “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova.”. I risultati altalenanti della Dinamo, l’esonero di Sacchetti e le dimissioni di Calvani sono decisamente la prova del fallimento dell’annata del Banco di Sardegna. Gli errori di quella che doveva essere l’annata del consolidamento a livello europeo (almeno in Eurocup) ed una lotta scudetto sono sotto gli occhi di tutti. Il problema, però, è essere in grado di compiere la scelta giusta al momento giusto: timing direbbero negli Stati Uniti. Si è passati dalla flessibilità (scambiata per permissività) di Meo Sacchetti, al “sistema” di Marco Calvani, ma i risultati sono stati quasi identici.  E’ chiaro quindi che il problema nella Sassari formato 2015-2016 non è di tipo tecnico (allenatore/i) ma bensì a livello di chimica di squadra. La domanda allora sorge spontanea: perché non individuare la/le “pecore nere” e successivamente isolarle? La risposta è dovuta ad un’Isola che vede la Dinamo come un patrimonio.

Citazione della Settimana.

“Il peccato più grande è convincersi dell’inutilità dell’onesta”, Italiani di Domani scritto da Beppe Severgnini. Un qualcosa da tenere sempre a mente.