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“Per come la vedo io” #4 di Luigi Liguori

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Per come la vedo io questo 2016 si è  aperto con un tema caldo all’ordine del giorno: i procuratori.

Un po’ di storia: Antonio Caliendo.

Come napoletano, oramai da quattro anni emigrato a Milano, dico che noi napoletani siamo dei geni nell’arte di arrangiarci ed inventarci cose nuove. Il signor Antonio Caliendo, classe 1944, agente della De Agostini, il 16 dicembre del 1977, riesce a far firmare a Giancarlo Antognoni, centrocampista della Nazionale e della Fiorentina, la prima procura generale della storia dello sport. Da quel 16 dicembre all’anagrafe c’è un nuovo lavoro: il procuratore sportivo. Oggi Caliendo ha messo la sua esperienza (Nel 1990, nella finale a Roma dei Campionati del mondo tra la Germania e la nazionale Argentina, 12 dei 22 giocatori in campo sono suoi “clienti”. ndr) al servizio della WCC e di club come “consulente di mercato”.

Tizio o Caio: vietato ai minori di 18 anni.

Il ruolo del procuratore oggi più di fa sempre discutere. Nel calcio, dove su certe cose sono più avanti di noi, hanno addirittura eliminato l’Albo degli Agenti FIFA, dando la possibilità a chiunque di rappresentare un calciatore o un allenatore. Restiamo però sulla palla a spicchi. Credo che per un ragazzo di 18 anni avere una persona che possa guidarlo nella “selva oscura” del basket italiano è nel 99% un bene: sta poi all’intelligenza del ragazzo e della famiglia (fondamentale per le prime scelte) decidere se affidarsi a Tizio oppure a Caio.

Mettere il proprio futuro nelle mani di un consulente non è una cosa riservata solo alle grandi azienda, ma anche ai giocatori.

“Cameriere, chi paga il conto?”

Come quando si va a cena fuori è necessario pagare il conto. In una ipotetica cena, scommesse perse ed uscite galanti con fidanzate a parte, trovereste giusto pagare la cena ad una persona presente al tavolo? Se non siete affetti da un’eccessiva generosità la risposta sarebbe no. Ebbene, nel basket funziona così. Il procuratore lavora per il giocatore ma lo paga il club. Per essere precisi il club paga mediamente il 10% di commissione sul contratto. Lo trovate giusto? Io  no. Certo lo Statuto dell’Albo dei Procuratori riconosciuto dalla FIP è controverso, ma bisogna guardare ai fatti. Credo che sia giusto dire che fatto 100 il lavoro di un procuratore, egli spende 95 al servizio del giocatore e 5 al servizio del club: quindi perché deve pagare il club? In NBA, mediamente tra le 8 e le 10 ore di aereo dall’Italia, non sicuramente un altro pianeta, sono i giocatori che pagano i propri agenti e non è roba da poco. Così facendo non solo si va ancora di più a responsabilizzare la figura dell’agente, ma anche a rafforzare il rapporto giocatore-agente. Certo, ora direte, e se una squadra non paga il giocatore, come fa quest’ultimo a pagare l’agente? Questo è un problema che non esiste. Perché? Perché credo che se una società X oggi non sia in grado di pagare il giocatore, non ha neanche i soldi per pagare l’agente. Se da giocatore mi dovessero dire che la società non ha pagato me ed ha pagato il mio agente, avrei più di qualche diavolo per capello.

Soluzioni, soluzioni e soluzioni: nonché ottimismo.

Quando si pone un problema credo sia giusto, nel proprio piccolo, proporre delle soluzioni. Di sicuro i cambiamenti drastici nel breve periodo non sono utili. Serve tempo per una decisione che possa essere considerata “la svolta” nel nostro basket. Probabilmente dividere in una fase iniziale al 50% l’onere dei procuratori tra Club ed giocatori potrebbe essere una soluzione: non è drastica, non è definitiva e soprattutto potrebbe accontentare tutti. La domanda da porsi adesso è … why not? 

Ah, quasi dimenticavo, Buon 2016 e Buon Basket a tutti!