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Per come la vedo io #2 – di Luigi Liguori

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Per come la vedo io, il tempo passa ed anche velocemente. Le volte in cui da settembre, seppur a 22 anni, mi sono sentito “vecchio” iniziano ad essere contate su due mani. Poi, in una bella domenica di fine novembre conclusa con una cena tra amici (mitici tutti!) nella cittadina di Cantù, apprendo la notizia del ritiro di Kobe Bryant.

Non è tanto il ritiro, cosa normale nello sport ad avermi colpito, ma bensì i pensieri che mi hanno affollato la testa nei giorni successivi. In primis ho pensato a quanti giocatori, a memoria, ho visto ritirarsi: ahimè sono troppi. Gianmarco Pozzecco, partita tra A.IR. Avellino e Pierrel Capo d’Orlando; Andrei Khirilenko, con cui ho scambiato anche più di qualche minuto ad una Final Four; Dejan Bodiroga, ultima partita alla Virtus Roma e che giocatore; Dante Calabria, con cui ho speso una stagione intensissima a Sant’Antimo che, nel finale (grazie Trapani!) ci ha regalato un ripescaggio in LegaDue. Potrei continuare, ma la lista sarebbe lunga.

Col passare del tempo, per chi fa della pallacanestro uno stile di vita ed una ragione per cui lottare, queste sono pietre miliari che hanno lo stesso effetto di quando in radio passa una canzone che non sentivi da un po’: stimolano il cervello e producono ricordi, belli e brutti s’intende.

Il Naismith Memorial Basketball Hall of Fame

Più o meno tre mesi fa, sono stato negli Stati Uniti, costa est precisamente. Un viaggio bellissimo di cui leggerete e vedrete qualcosa durante le vacanze di Natale. Nella tappa da Boston, Massachusetts ad Albany, capitale dello Stato di New York, sono passato per una cittadina di nome Springfield. Non ho trovato nessun uomo giallo anche se l’insegna con l’uomo con la ciambella c’era, ma era molto più piccola. Ho trovato però quello che definisco, senza blasfemia, “il tempio”, passato agli annali con il nome di Naismith Memorial Basketball Hall of Fame.  Il bello di questo posto non è tanto l’architettura, non sono tanto i cimeli che ci sono dentro, ma bensì cosa rappresenta quel posto per gli amanti del pallacanestro. E’, come detto prima, un tempio, un posto in cui la gente va e si lascia trasportare dalle emozioni, dai ricordi e dall’odore del parquet. Dentro c’è un pezzo di Italia, con Sandro Gamba, Dino Meneghin e Cesare Rubini, che tengono alto quel “sentimento italico senza nome” caro a Goffredo Parise.

A volte sono romantico ed a volte democristiano (no Carlo?) però credo che non ci sia cosa più bella del vedere all’interno del Memoriale che, ha tutta l’aria di essere una capsula del tempo, i bambini giocare a pallacanestro: due tiri, nessun 1vs1, sotto la cupola non esistono rivalità. Penso che sarebbe anche bello, in un futuro, nemmeno troppo lontano, rivedere giocare Pozzecco, Calabria, Bodiroga e si anche Kobe Bryant, perché nella mente del vero cestistica, loro sono lì, come i file su di un computer, aspettano solo di essere riaperti.