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“Per come la vedo io” #1 di Luigi Liguori

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Per come la vedo io il basket italiano ha perso ancora una volta. Non mi riferisco tanto alle sconfitte in Eurolega di Milano o di Sassari, mi riferisco all’esonero di Meo Sacchetti dalla carica di capo allenatore del Banco di Sardegna.

Il nostro basket perde ancora perché ci siamo fatti prendere da decisioni di pancia che, nel 99% dei casi, si rivelano sbagliate. Il nostro basket perde ancora perché ha vinto un vizio e non una virtù. Il vizio, purtroppo diffuso, è quello di far pagare all’allenatore le colpe di una squadra. Le conseguenze di questa decisione, però, le paga il movimento intero.

Fin da subito. Mettiamolo in chiaro subito: Sassari non sta brillando. Quest’anno però succede a tutti vicini (Milano, forse anche troppo) e lontani (Madrid). Il problema

Il problema è che bisogna saper prendere le decisioni giuste al momento giusto ed esonerare un allenatore come “Meo” il 21 novembre, per il mio modestissimo punto di vista, non è una scelta saggia. La motivazione è una e porta con sé la parola: rispetto. Quale persona ha il coraggio di esonerare l’allenatore che ha fatto vincere nel giro di due anni uno Scudetto, una SuperCoppa  e due Coppa Italia? Sassari però l’ha fatto, e questo, personalmente non mi va giù. I rapporti tra Sacchetti e Sassari in questi ultimi mesi non sono stati dei più facili, ma non dare la possibilità di chiudere l’annata ad un allenatore che ha fatto apparire Sassari sulla carta geografica della pallacanestro europea, permettetemi, è una mancanza di rispetto.

Machiavelli non è Gesù Cristo. Il fine giustifica i mezzi” lo ha detto Machiavelli no Gesù Cristo e soprattutto in questa decisione fatico a vedere “il fine”. Eurolega?  Il girone non era dei più facili all’inizio e sicuramente due vittorie in più non cambiavano la vita, visto poi l’approdo in Eurocup e la possibilità di fare meglio visto il livello più basso. Campionato? Certo escludendo i passi falsi contro Brindisi in casa e Bologna fuori casa, la Dinamo oggi sarebbe a 12 punti e prima in classifica, ma non credo che 4 punti lasciati per strada possano pesare sulla panchina di un allenatore, meno ancora se l’anno scorso hai vinto ribaltando tutti i fattori campo fino alla fine.

Lezioni di Spagnolo. Certo il gioco di Sacchetti ha dei limiti, il run and gun è come una roulette, ma in passato i pro hanno sempre superato i contro, riuscendo a regalare lacrime di gioia ed urla di felicità. Allora in bocca al lupo al mio amico Marco Calvani per la nuova avventura, e grazie a Meo per averci dimostrato che cuore e personalità battono soldi e grandi nomi. Il basket ha perso ancora una volta e purtroppo l’autocanestro della vittoria l’abbiamo segnato noi, perché a Sassari, squadra del triplete messo a segno in un campionato con una Milano smarrita, Sacchetti va via; a Madrid, squadra che ha vinto tutto in Spagna ed in Europa, Laso rimane, fa il suo lavoro, lasciandoci con un’altra bella lezione.