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Pagellone NBA #2: Knicks e Mavs che sorprese! Clippers bocciati

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PROMOSSI:

Draymond Green VOTO 9: un LeBron James in miniatura, questo oggi è Draymond Green; un giocatore totale sui due lati del campo, capace di soffocarti con la sua energia ma anche di punirti con il suo tiro da fuori e poi, come se non bastasse, quando c'è bisogno di cambiare la partita lo puoi mettere da finto 5 e lui è in grado di difendere con la stessa efficacia contro i Blake Griffin o i Chris Paul di turno. Oggi si può legittimamente pensare che Green sia uno dei migliori 10 giocatori dell'NBA, messo nella stessa squadra dell'MVP, dell'MVP delle Finals e di Klay Thompson fa capire il perchè del 15-0 Warriors.

Dallas Mavericks VOTO 8: il capolavoro di inizio di stagione porta un nome ed un cognome, Rick Carlisle. Il coach dei Mavs ha rianimato una piazza delusa e scoraggiata dalle vicende della offseason dando fiducia ed un gioco ad una squadra che alla vigilia era considerata come uno dei probabili flop stagionali. Il record di 9-5 è ancor più impressionante se si pensa che in questo avvio di stagione i Mavs hanno dovuto fare i conti con diversi infortuni di giocatori chiave quali Matthews e Parsons, sopperiti dal gioco corale e dalla classe del sempre verde Nowitzki (18 punti a sera con il 53% dal campo) e da un Deron Williams a fasi alterne ma a sprazzi molto convincente. Un mese di regular season non è una sentenza passata in cassazione ma questi Mavs possono fare molta più strada di quello che era lecito aspettarsi.

New York Knicks VOTO 7,5: se si è un tifoso Knicks è sicuramente troppo presto per esaltarsi ma non vedere i progressi fatti dalla formazione newyorkese negli ultimi 15 giorni sarebbe da miopi. Vincere sul campo di Thunder e Rockets con un Melo non stratosferico è segno inequivocabile di una sola cosa, i Knicks quest'anno sono una squadra di tutto rispetto. Basti pensare che lo scorso anno l'ottava vittoria stagionale era arrivata il 23 Gennaio, e che in tutto l'arco delle stagione i successi ottenuti lontano dal Garden furono 7 ed ora sono già 5 con un solo mese di regular season alle spalle. Certo un Melo al 100% aiuta ma il salto di qualità è da imputare a più fattori, primo su tutti l'impatto di Kristaps Porzingis, il lettone è una forza sui due lati del campo e con Robin Lopez forma una coppia di intimidatori d'area di tutto rispetto, non è poi un caso che con il ritorno sul parquet di un giocatore in grado di aprire il campo come Aaron Afflalo tutto il gioco dei Knicks ne abbia giovato. A tutto ciò aggiungiamo il buon apporto della panchina, Galloway, Grant, Thomas, Williams, Seraphin, nessun fenomeno ma tanta sostanza, non proprio una consuetudine della formazione newyorkese degli ultimi chiari di luna.

 

 

  

 

BOCCIATI:

– Milwaukee Bucks: VOTO 5: in una Eastern Conference più competitiva del previsto la nota negativa sono i Bucks. La formazione guidata da coach Jason Kidd è ventisettesima per punti a partita (96,1) ed addirittura ultima nella voce dei rimbalzi (37,7 con la penultima a 40,2). Certo la partenza di Brandon Knight (esploso ai Suns) ed i contemporanei problemi fisici di OJ Mayo hanno tolto pericolosità al backcourt, a questo aggiungiamo un Jabari Parker lontano dalla forma migliore e costantemente frenato da acciacchi ed ecco che il record di 5-8 trova una spiegazione.   

– Los Angeles Clippers VOTO 4: con la pessima sconfitta casalinga contro i Raptors si chiude probabilmente la peggior settimana dei Clippers nell'era Doc Rivers. La sconfitta subita contro i Warriors dal +23 ha aperto una falla nel sistema nervoso e nello spogliatoio dei Clips che, al momento, è fuori controllo; i rumors non ufficiali parlano di litigi furiosi tra lo staff tecnico e Josh Smith ed anche la situazione di Lance Stephenson promette di essere una brutta gatta da pelare per Doc Rivers. Born ready, come ama farsi chiamare l'ex Hornets, da preziosa risorsa rischia di trasformarsi nella più classica delle bombe che esplodono tra le mani di chi la maneggia, il suo impatto sulla stagione dei Clips per il momento è stato a dir poco insufficiente e dopo il declassamento da parte del coach da starter ad addirittura un DNP scommettiamo che l'umore del non sempre tranquillissimo Stephenson non sarà dei migliori. I galli nel pollaio sono tanti, si sapeva che trovare una quadra non sarebbe stata impresa facile nemmeno per un coach esperto come Rivers ma queste difficoltà non erano preventivabili. Ora dovrebbe emergere la personalità e la leadership di Chris Paul e Blake Griffin per calmare gli animi, saranno in grado di prendere in mano la situazione?

– McHale you are fired! VOTO 1: esonerare un coach NBA dopo 11 partite è di per se un fatto sconcertante, ancor di più se il coach in questione ha raggiunto i playoffs nel selvaggio West per 3 anni consecutivi e la finale di Conference pochi mesi prima, e stiamo parlando di Kevin McHale, una delle persone maggiormente stimate dell'intero mondo NBA. Sicuramente i rapporti con alcune superstar non erano ai massimi storici, ma se Harden nelle prime 11 partite litiga con il canestro ed Howard fisicamente sembra il nonno di Superman è difficile dare colpe al coach; piuttosto bisognerebbe chiedersi se a Houston la stragrande maggioranza del roster è felice nel vedere 1500 isolamenti di Harden a partita…

– Sixers a tutto c'è un limite VOTO 0: passi per la partenza 0-14, se il talento non c'è non lo si può inventare, un pò meno comprensibile il margine di disavanzo medio di -14,1 punti, una statistica da formazione di D-League ma vedere una squadra che non ha nemmeno la concentrazione necessaria per scendere in campo con 5 giocatori dopo un timeout è deprimente, a tutto c'è un limite! Vedere per credere:

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Mauro Mazza