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“Numero Dieci”: Il Blog di Daniele Cavaliero #2

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Mi rendo conto solo adesso che scrivere ed avere delle scadenze non è mica facile e soprattutto non sempre viene bene riuscire a mettere in parole le emozioni che provi soprattutto quando sono mescolate tra di loro.
Beh, oggi provo a scrivere dei giorni un po' più difficili del mio splendido lavoro. I giorni, tanti o pochi che siano, in cui veramente “odi” il basket…
Non fraintendetemi, non un odio viscerale! Provo a spiegarmi:

AMORE E ODIO
A me piace leggere, sono un lettore -ogni tanto discontinuo ma ho ottimi consiglieri- ed è dopo aver letto Open, l'autobiografia di Andre Agassi, scritta a quattro mani dal tennista con JR Moheringer (Graaaande scrittore), che ho cominciato a razionalizzare questo concetto e… sì,è vero. Ogni tanto ho odiato il basket e lo odio tutt'ora, in certe situazioni, ecco il perché.

Proprio quando si ama così tanto una professione ti senti tradito quando le tue aspettative per una giocata, una partita, una stagione non riflettono poi la realtà.

Ti dici che hai lavorato tanto e bene, che hai fatto ciò che dovevi e qualcosina in più ma arriva quel giorno che la palla non vuole entrare e maledici la pallacanestro, le stelle e tutti gli Dei del basket (grazie Flavio) perché non era giusto; giusto nei tuoi confronti, e nel lavoro in cui ci avevi messo tutto te stesso per preparati al meglio.

IL TRAGITTO IN PULLMAN
Mille volte mi è successo di chiedermi, nei lunghi momenti da solo in pullman a guardare fuori dal finestrino: “perché hai perso quella palla? Perché hai perso quella partita..?”

Lo so, lo so, state pensando: “Non è mica colpa del ferro o della linea di fondo che hai calpestato… è colpa tua Dani…”

Sì, avete ragione.

Credetemi non cerco alibi per pulirmi la coscienza o per dormire meglio la notte. Spero, anche se non posso averne certezza di non averlo mai fatto.
Una cosa è importante, però: siate critici con voi stessi, perché è un modo per spronarvi a fare meglio il giorno dopo, ma non così tanto da affossarvi; la fiducia è la cosa più preziosa che avete in mezzo a un campo da basket ed io prediligo quella non forzata e non per forza da mostrare.
Peró, per averla, bisogna anche “amarsi” quando le cose non vanno.
Apprezzare il viaggio, trovare bilanciamento nella tempesta di pensieri e rabbia e odio nei confronti di se stessi quando hai fatto schifo; bisogna credere fermamente quanto forte sei anche quando statistiche, sconfitte, tifosi, giornali pensano il contrario.

Beh, in quei momenti, odi te stesso e per osmosi credo che odi anche la cosa che ami di più. Ovvero, la pallacanestro.

LA RETTA VIA
Odio le persone che dicono “a me non frega un ca**o”… non è vero… perché quando uno fa qualcosa di così bello che ti riempie anima e corpo di emozioni così forti, non è possibile che non te ne freghi niente. Niente di una partita, di un commento di un tifoso o di un 4 in pagella… Poi, è anche vero che ci sono giocatori e uomini che gestiscono le emozioni in maniera diversa, e vengono toccati dall'esterno in maniera diversa, ma ho sempre pensato che questo sia un modo come un altro per proteggersi. E lo comprendo…

Ma sono questi momenti (credo anche nella vita) in cui inconsciamente scegliamo la nostra strada.

Se riusciamo ad avere la forza di trasformare questo “odio” in fame e voglia, se riusciamo ad elevarci e continuare a credere veramente che qualcosa di buono arriverà, allora abbiamo scelto la strada che ti farà rialzare quando cadrai!

… però attenzione…

È quella più difficile e insidiosa, ma anche l'unica che ti può portare ad inseguire e magari realizzare i sogni di una vita..
Gente, dopo sta filippica non sto dicendo che ho scalato l'Everest, anzi. Mi odio un giorno sì e un giorno pure per scelte, tiri sbagliati, falli stupidi, pensieri, errori che col senno di poi ovviamente avrei fatto in maniera diversa. Ma continuo a credere e per ora questo mi basta…

L'ARTE DI CHIAMARSI MARCO BELINELLI
Poi odio mille altre cose del basket, sia ben chiaro. Tipo i gancetti di Simone (sì sempre quello del messaggino, ricordate?) che mi rinfaccia per tutto il giorno quando li segna giocando 1vs 1 d'estate. Oppure odiavo la pallacanestro quando marcavo Belinelli in Fortitudo. Gli stavo incollato al culo anche dopo 16 blocchi in fila, riceveva, lo mandavo dove volevo, gli facevo chiudere il palleggio e pensavo…
“E' fatta, gran difesa!”… seeee… magari… lui si buttava indietro e cascando infilava un bombone da otto metri… Sarà mica giusto, no?

E invece sì, lo era.

Perché sono quei tiri lì, che ti facevano odiare un tuo compagno di squadra, il basket, il mondo intero e tutti i pianeti del sistema solare che poi ti spronano a diventare un difensore e un giocatore migliore.

…forse non IL migliore…

…ma il migliore che puoi diventare…

Quindi, ecco, io amo e odio il basket…come nelle più belle storie d'amore!!!

Daniele #numerodieci

©Riproduzione Riservata
Si ringrazia per la collaborazione Alessandro Palermo