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“Moolala” #4: il blog di Marco Laganà

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Buonasera,
la scorsa settimana vi ho parlato dei gravi infortuni che ho subito in poco tempo e della positività che bisogna avere per affrontare la riabilitazione.
Quindi, facendo due più due, avrete sicuramente capito che fino ad ora ho avuto poca fortuna. Non mi piace parlare di sfiga, è una parola che mi infastidisce solo a sentirla.
Sulla stessa lunghezza d'onda dell'articolo precedente, vorrei parlarvi di cosa si prova a stare fuori e dover guardare le partite dal fondo della panchina, rigorosamente in borghese.
Spesso, quando vado ad assistere alle partite dei miei compagni, mi capita di provare vari stati d'animo ed emozioni, provocate da varie situazioni all'interno del palazzetto. 
L'idea di non poter giocare provoca in me una sorta di frenesia. Non sono mai stato un tipo molto calmo (avrò in tutto il corpo cicatrici per oltre 300 punti di sutura, ma di questo ve ne parlerò più avanti), non riesco a stare fermo, non mi piace stare troppo seduto a tavola, figuratevi se riesco ad assistere ad una partita senza che la voglia di giocare mi assalga.
Provo imbarazzo. Non so se sia la parola adatta, però ogni volta che i tifosi mi vedono passare mi fanno le tipiche domande a cui vorresti evitare di rispondere: “Quando rientri? Ma ti fai sempre male?”
Odio queste situazioni. In quei momenti spaccherei il mondo in mille pezzi per poter dimostrare il contrario, anche se sono consapevole di non poterne essere in grado.
Provo anche piacere. Dovunque abbia giocato nella mia breve carriera, una delle fortune che ho avuto è stata quella di farmi volere bene. Avrò una faccia pulita, da bambino, magari mi so porre bene con le persone, e questo mi aiuta perchè c'è tanta gente che mi stima e mi ha a cuore. Quindi ogni Domenica mi sento dire da molti tifosi: “Forza Marco!!! Dai che ti aspettiamo!”
Questo, per me, è motivo di grande orgoglio.
Frenesia, Imbarazzo, Piacere. Tutti sentimenti che non hanno niente in comune, ma che riesco a provare quasi contemporaneamente.
Ma la cosa che più mi provoca fastidio, e penso a chiunque non possa giocare, è vedere i propri compagni giocare e non poterli aiutare.
Durante la settimana, oramai i miei orari di allenamenti sono diversi da quelli della squadra. Vado in piscina, pedalo, faccio pesi, vado a fare da solo del ball-handling (mi piace un casino palleggiare), faccio fisioterapia e con il grande Sam faccio lavori specifici.
Tutto questo per dirvi che, nonostante ciò, cerco di vivere il più possibile con la squadra, assistendo ad allenamenti, passando più tempo possibile in spogliatoio quando ci sono loro e andando a mangiare insieme quando possibile. Quando uno è abituato a vivere in un gruppo, specie se questo è unito e piacevole, non si stanca mai di stare insieme a certe persone.
La squadra, il campo da gioco, la palla, gli allenamenti, lo spogliatoio, i pre partita, la monotonia del programma settimanale  sono tutto ciò che più mi manca in questo momento. 
Ma come vi ho già detto last week, la positività non mi manca e non mi mancherai mai.
Scusate se vi ho annoiato, ma mi sentivo di condividere con voi a pieno questa situazione. 
Al prossimo venerdì,
Laga.

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