LOADING

Type to search

“#Moolala” #2: il blog di Marco Laganà

Share

Buongiorno a tutti.
Eccoci qui nuovamente ad una settimana di distanza per il secondo appuntamento.
E' stata una settimana particolare per noi cestisti. Il giorno che speravamo potesse non arrivare mai, purtroppo ed inaspettatamente dato che siamo a Dicembre, è arrivato. Kobe, il Michael Jordan della nostra generazione, ha annunciato con una lettera che a fine stagione lascerà il parquet per dedicarsi ad altro.
Probabilmente, per descrivere meglio Kobe avrei dovuto far preparare questa puntata del blog a mio Papà Lucio, che negli anni ottanta ha avuto la possibilità di giocare con Joe Bryant, padre di Kobe Bryant, nell'allora mitica Cestistica Piero Viola di Reggio Calabria.

Una mattina mi sono svegliato …

Una mattina di tanti anni fa, insieme alla mia mamma, stavamo rovistando nei cassetti di casa e, in uno di questi, trovai una piccola agendina.
Avrò avuto 10-11 anni, e quel giorno non me lo dimenticherò mai. Sfogliando quell'agendina mi imbattei in un numero di casa con scritto il nome del grande Joe Bryant. All'epoca non sapevo chi fosse. Però sapevo, e come se lo sapevo, chi fisse il figlio dato che iniziavo a seguire l'NBA e Kobe insieme a Shaq dominava il Mondo con i Lakers del Threepeat. Così chiesi a mamma chi fosse quel tizio sull'agendina che aveva lo stesso cognome del più forte giocatore del Mondo. Fu lì che scoprì che Kobe era passsato dalla mia città, e che qualche anno prima rompeva le palle come me ai giocatori più grandi.

C'era una volta … l'americano

Gli americani di una volta, come mi ha raccontato spesso papà, erano diversi. Arrivavano giocatori di primissimo livello in Italia, gente che aveva vinto titoli NBA, vincitori del premio di MVP, giocatori dominanti in ogni angolo del Mondo, e forse, anche per questo, molto particolari. Joe Bryant era uno di questi. Durante le partite  dominava ma aveva un segreto, di cui Kobe era un fedele custode.
All'intervallo di ogni partita, Kobe, con una borsa termica in spalla, portava in spogliatoio delle lattine di Coca Cola, che il padrre da rituale beveva come fosse acqua. Stessa scena si ripeteva a fine partita, dove però la Coca Cola veniva sostituita da casse di birra fresca rigenerante.
Oggi, se vedete un giocatore bere birra o Coca durante le partite, probabilmente starete assistendo ad una partita di CSI o promozione, dove la puzza di alcool arriva sulla palla prima dei giocatori.

Durant, ed il carattere del Black Mamba

Tornando a Kobe, mi ha colpito molto ciò che ha dichiarato Kevin Durant in una recente intervista:”Avete trattato (riferendosi ai giornalisti) Kobe come una merda. Lui è una leggenda.”
Pienamente d'accordo. Molto spesso ci siamo impegnati a fare paragoni, a discutere su chi sia più forte, più bello, più simpatico. E spesso abbiamo maltrattato il Black Mamba. 
Arrogante, antipatico, spesso egoista, testardo. Sono aggettivi brutti se doveste descrivere una persona normale, ma se servono per raccontare di un fenomeno, un campione, sono gli aggettivi più belli che potreste utilizzare.
Nessun vincente è mai stato simpatico, carino con la stampa o chi gli sta intorno o non ha fatto di testa propria in ogni occasione. Kobe è la dimostrazione di cosa si debba fare per diventare migliori. Ha perseverato.
Lui, a tutto questo ambaradan, ha risposto sul campo zittendo tutti, facendo parlare il suo gioco. Ed ha avuto ragione.
Non ci sarà più nessuno come lui, nessun Black Mamba dominerà come il numero 24.
Godiamoci queste sue ultime 60 partite, perchè saranno intense, pieme di emozioni. Emozioni che solo Kobe, con i suoi tiri impossibili in fade away, ci ha saputo dare.
Grazie mille Mamba, veramente.

Marco.

©Riproduzione Riservata