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“Fuoco d’Olimpia #7” di Alessandro Usai

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E' il bello e il brutto del basket. Nelle gare punto a punto il sottile divario tra gioia e sconforto lo fanno le piccole grandi cose. Quando l'arbitro Lamonica ha chiesto di rivedere il tap in di Hummel la mente di ogni tifoso dell'Olimpia è tornata a Livorno.

Instant replay 

In quella occasione ci giocavamo uno scudetto e per una manciata di centesimi il cronometro ci portò in paradiso regalandoci il tricolore più incredibile della storia dello sport. Stavolta no, il tempo è stato tiranno impedendoci un supplementare. La gara l'abbiamo persa prima, quando il Cincia ha sprecato dalla linea della carità i liberi del pareggio. La stessa sorte toccata a Gentile qualche secondo dopo e a nulla è valsa la carambola a tempo scaduto.

Liberi tutti 

Non serviva Steph Curry, bastava convertire i liberi che troppo spesso in questa stagione ci condannano. E qui torna il sottile confine tra vincere o perdere. La gara era per la verità cominciata nel peggiore dei modi complice un approccio approssimativo. Non si può partire con 1-8 da 3 punti nel primo quarto, non si può sprofondare a -15 prima di ricominciare a giocare. E quando giochiamo siamo una grande squadra dove ognuno porta il suo mattoncino. Simon accende la miccia, Gentile torna sontuoso, Lafayette infila qualche bomba imitato da Jenkins. Poi però torna la scarsa intensità iniziale e sono dolori. Reggio è probabilmente la pretendente numero uno al titolo vista la pochezza di Sassari in questa fase ma l'Olimpia deve e può fare di più.

50 sfumature

Lo scorso anno ne abbiamo dati 50, dicasi 50, al Forum a questa squadra guidata dal nostro Cinciarini. Non è possibile che l'attuale Olimpia si sia così indebolita e Reggio rafforzata. La strada è lunga, una sconfitta sul filo è accettabile. Ma va cambiato approccio e trovata continuità. Altrimenti il rischio è di restare incompiuti pur avendo un potenziale superiore. Sarebbe molto peggio di così. Buon lavoro coach Repesa.