LOADING

Type to search

“Fuoco d’Olimpia #17” di Alessandro Usai

Share

E uno! Il primo trofeo della stagione è arrivato e la strada per il triplete spianata. Non vincevamo la Coppa Italia dal 1996, dai tempi di Bodiroga e Blackman. Era geologica davvero. Serviva Sanders per riportare in bacheca quel che ci spetta. Già, Rakim Sanders. Una finale stellare la sua. Rimbalzi, difesa, energia e punti nel momento chiave. La chiude lui con una palla rubata e un morso al ferro quando Avellino era tornata a – 5. Un avversario mai domo quello guidato da coach Sacripanti. Onore davvero per il basket mostrato. Ma questa Olimpia ha incantato il Forum in queste Final 8.

Mamma Rai e papà Lamonica

Venezia e Cremona sono state passerella per una finale tosta dove anche gli arbitri hanno avuto un peso. E pure il commento dei telecronisti Rai non era esattamente pro-Milano. Ma siamo più forti che antipatici, ci spiace per voi.  Lamonica sembrava un killer, Milano sempre in bonus, Simon panchinato dopo un tecnico e poi per 3 falli che diventano subito 4 su un contatto. Così l'Olimpia deve trovare un altro Mvp per chiudere la pratica e pesca un Mclean velenoso che strangola gli avversari con la sua spettacolare mobilità. Repesa sfida le regole del gioco puntando su tre piccoli che vanno alla grande nonostante alcune palle perse nel finale. Arriviamo all'assurdo che con Kalnietis, Lafayette e Cinciarini in campo non riusciamo a portare di là la palla.

Cincia che ti passa

Ma è proprio qui che sale in cattedra il Cincia. Canestri preziosissimi nel confuso finale dove la grinta fa la differenza. Stupenda vendetta verso chi lo considera appena giocatore utile e che invece grazie al lavoro in palestra aggiunge un tiro più credibile e da rispettare nonostante la meccanica. Una citazione la merita Jenkins da Buccinasco. Lo trovi ovunque, difende per tutti e sporca ogni pallone sparando anche qualche canestro. Non ci sono parole per Bruno, Bruno. In campo appena 24 ore dopo l'operazione al menisco, storie da leggenda vera. Storie da Olimpia. Appena entra azzanna Green come un selvaggio. Epico.

La classe di Armani

Ma l'immagine chiave di tutto questo delirio sportivo è quella di Giorgio Armani. Corricchia sul parquet come un bambino con tanto di maglietta celebrativa in mano. Nel suo pugno quella t- shirt rossa rappresenta un drappo da conservare nella storia. Re Giorgio archivia il secondo successo della sua gestione dopo lo scudetto del 2014. E ha ancora voglia di scorrazzare per il campo e arricchire la collezione personale di trofei. Sempre con la classe dei migliori. Si riparte mercoledì in Eurocup. Non ci presenteremo ubriachi come ammonisce Repesa. Ma desiderosi di sbronza cestistica.