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[Editoriale] Italbasket: semplicemente incompiuti

Luigi Liguori 10 Luglio 2016
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Torino.  Rabbia, incertezza, frustrazione, dispiacere: in una sola parola sconfitta. Ecco, sconfitta. L’Italia dei canestri, l’Italia “più forte di sempre” esce a pezzi da un Preolimpico che sembrava una formalità. Ho dovuto aspettare una notte per riordinare le idee, adesso tutto sembra essere più chiaro. A rischio di essere impopolare ecco un qualcosa su cui riflettere nel prossimo futuro.

BASTA CON IL BUONISIMO. Basta col dire “grazie Azzurri”. Semmai bisognerebbe dire grazie ai tifosi che  si sono mossi in massa verso Torino, quello si. L’Italia di coach Messina ha fatto il suo dovere. Se iniziamo a dire “grazie” per aver raggiunto una finale di un Preolimpico giocato in casa, in un girone dove, tolta la Croazia (che non è il Team USA), le altre squadre faticano a giocare una Legadue, credo che allora si sia raggiunto ampiamente il fondo. L’Italia ha fatto il suo dovere e, come al solito, quando le partite contano e la palla non gira come deve, fallisce ampiamente.

PIU’ MESSINA E MENO GENTILE. Si vince e si perde insieme: questo è quello che implica un gioco di squadra. Vedere però un atteggiamento superficiale in mezzo al campo per i piccoli dettagli (vedi palla persa nel finale e contropiede sbagliato) da parte del capitano dell’Olimpia Milano è un chiaro sintomo che nel “golden boy” meneghino qualcosa non va. Ora c’è un futuro da definire, Messina è la priorità per un progetto vincente di lungo termine: Gentile, questo Gentile, può anche riposarsi in vista dell’ennesima stagione in Olimpia Milano, nido fin troppo accogliente per tentare di spiccare il volo verso altre destinazioni.

OCCASIONE SPRECATA. Quella di ieri è una chiara occasione sprecata per riportare il Basket Italiano al livello che merita. E’ un’occasione sprecata per quella che è stata definita la “Nazionale più forte di sempre” che non riesce a lasciare il segno in Europa e nel Mondo. L’Olimpiade rimane quindi un tabù, di quelli che dura da 12 anni e che lascia l’amaro in bocca. In vista del futuro, questo gruppo, deve chiarirsi le idee, visto che certi cali non possono essere ammessi.

GRUPPO DI CAMPIONI? “Solo i campioni hanno pressione” ha affermato il Presidente Petrucci all’alba della prima partita con l’Iran. L’ha ribadito anche ieri in mix zone. Permettetemi di dire che sarebbe da specificare qualcosa. Presi singolarmente, fatta eccezione per i tre giocatori NBA solo Melli, Datome e Gentile hanno vinto qualcosa in questa annata. Facendo una valutazione di gruppo questo non è un gruppo di campioni: “Zero tituli” direbbe Josè Mourihno. Andare vicino ad un obiettivo (vedi lo scorso Europeo) non fa diventare una squadra un gruppo di campioni. Semmai fa diventare una squadra, una buona squadra ma tutto ciò è diverso.

IMPATTO MEDIATICO. Veniamo alle note positive. Complimenti alla FIP per aver portato un Preolimpico a Torino, trovato di concerto al CONI ed al Governo i fondi per finanziarlo, per aver creato un evento interessante capace di coinvolgere tanti spettatori. Mediaticamente la copertura da parte della Nazionale è forse la migliore di sempre. Con l’apporto di Sky, ma soprattutto dei Social Network con la pagina ufficiale ed anche quella dello sponsor Barilla, è stato possibile seguire tutta l’avventura degli Azzurri. Non ci sono dati ufficiali, ma credo che se si volesse pubblicarli, il successo sarebbe chiaro.

APPUNTAMENTO QUINDI AL? Un anno passa in fretta, ma le tossine di una sconfitta del genere devono necessariamente essere benzina per la prossima stagione. La rabbia e la delusione devono essere trasformate in energia per quella che dovrà essere una stagione di alto livello in Italia ed all’estero. L’anno prossimo l’Italia dovrà provare ad essere più cinica e dura mentalmente per togliersi da dosso quella orribile scimmietta che fino a pochi mesi fa era sulle spalle di Milos Teodosic e che sussurrava nei momenti importanti: “incompiuto”. Ecco, questo è l’errore che questa generazione deve evitare. Per ora quel grazioso animaletto rimane e definisce questi ragazzi “semplicemente incompiuti”.

 

Luigi Liguori

Figlio d'arte con una passione per la pallacanestro, il giornalismo e l'Economia (se dello Sport ancora meglio). In passato ha collaborato con la LNP, BasketNet, Basketmercato, Il Roma e SuperBasket. In televisione ha iniziato con la sua prima telecronaca su SportItalia all'età di 17 anni fino ad essere ospite fisso tra il 2014 ed il 2015 per "SiBasket" con l'amico (ed anche correlatore di laurea triennale) Matteo Gandini. Quattro Final Four di Eurolega, troppe per contarle Finali di Coppa Italia, un giorno vorrebbe anche seguire una Finals di NBA. Laureato in Triennale in Economia Aziendale e Management dello Sport, in Magistrale sia in International Business Management che in Marketing, cerca di aiutare sempre il prossimo e non ha paura di nuove sfide. Ha vissuto a Napoli, Milano e Parigi: il suo sogno? Lavorare negli Stati Uniti ... se per una franchigia di NBA ancora meglio. La sua frase preferita è "Il peccato più grande è convincersi dell'inutilità dell'onestà", Beppe Severgnini.

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