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“American Roads” #5: Albany passando per la Basketball Hall of Fame

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La sveglia suona presto a Boston che, nonostante le 7.30 del mattino, è già in pieno fermento. La tratta Boston-Albany, appositamente voluta (ed il motivo lo leggerete in seguito), regala ancora delle sorprese. Andiamo con ordine.

Lasciare Boston andando verso Ovest è un continuo costeggiare canali e belle villette in  legno con gli edifici della Boston University a fare da contorno. Nei parchi, dove la gente nei weekend, a differenze dell’Italia davvero si riposa, le persone sono felici ed i playground  oppure i campi da baseball sono affollatissimi di giovani ragazzi che praticano uno sport: hanno lo spazio, il tempo, e nessun genitore protagonista o con complessi di inferiorità a rompere i … vabbè ci siamo capiti.

La Basketball Hall of Fame

 A circa due ore di distanza da Boston, passando per strade rigorosamente “free toll” (non a pedaggio) si arriva in una cittadina non molto estesa ma con un peso specifico nel mondo della pallacanestro non indifferente: Springfield, MA. Qui non troviamo nessun uomo giallo e neanche un grande uomo con una ciambella in mano. C’è invece una cupola ed un enorme pilastro con un pallone da basket sulla cima. Siamo arrivati alla Basketball Hall of Fame, aggiungo però in ritardo. In ritardo perché ieri, 11 settembre 2015, si premiava la classe del 2015: il tempo a volte gioca brutti scherzi. All’interno della Hall of Fame, non è la quantità di trofei o di cimeli storici ad impressionare, ma bensì quello che rappresentano.

Il basket lo ha inventato Naismith, ma come ogni cosa che ci arriva da qualcun altro è una eredità: questo messaggio passa benissimo tra i corridoi circolari del sito. Non è un semplice celebrare, ma bensì un affidare una parte del Gioco ad ognuno di noi, forte o meno che sia, alto o basso, nero o bianco. La gente non spende $22 per vedere una medaglia Olimpica oppure il primo regolamento di pallacanestro mai scritto nella storia, anche se ha il suo fascino; la gente spende quei soldi per capire quali fossero le emozioni dietro a quel risultato o a quella partita. Al terzo livello della cupola, c’è anche una parte di Italia. Dino Meneghin, Sandro Gamba e Cesare Rubini, lì tra chi  è stato dall’altro lato dell’Oceano grande come loro, lì a tenere vivo quello “sentimento italico senza nome” caro a Goffredo Parise.

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Le American Pie ed il fascino dell'entroterra americano.

Dopo pranzo il viaggio deve per  forza di cose riprendere sempre vesto Ovest. Due ore e mezza dopo e tanto verde, si arriva ad Albany la capitale dello Stato di New York. Ad Albany c’è un temporale, e proprio la pioggia tanto agognata a New York per via delle alte temperature, ci impedisce di uscire fuori dalla macchina.

Poco male, ci adattiamo e giriamo dove possibile. Nonostante il clima, nelle piazze della città ci sono un sacco di concerti di musica rock, noi, complice anche la stanchezza tiriamo dritti per il nostro hotel vicino la facoltà di legge. A cena, ci accoglie Andy simpatica cameriera con occhi che letteralmente potrebbero cullarti nella notte dello Stato di New York. Due portate ed una mezza pinta di birra dopo, ci parla di Albany, delle mele tipiche dello Stato di New York e di come olandesi e danesi siano soliti affollarla durante il mese di aprile per un festival locale. Gli chiedo se passano molti italiani da qui, la risposta è che siamo i primi da quando lei ha iniziato a lavorare nel ristorante. Lei ci chiede perché proprio Allbany in un viaggio, io rispondo che la trovo un’ottima sosta da Boston verso le Niagara Falls. Andy non è mai stata a Niagara Falls non lontano da Buffalo, non so se preoccuparmi o rattristarmi …

Le luci della città hanno sempre il loro fascino, Albany ha il suo fascino e le sue American Pie sono anche buone: l’entroterra americano,nel senso più buono del termine riserva sorprese.

Albany, 12 settembre 2015

Il prossimo appuntamento sarà online dopodomani a partire dalle ore 11:00

 

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