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“American Roads” #3: New York

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Phialdelphia-New York con una “piccola” deviazione ad Atlantic City è tutto sommato un bel viaggio. Giù, nel New Jersey, dove i colori sono meno intensi, ma i panorami non necessariamente meno belli, la sorella minore di Las Vegas si apre a noi. La differenza – seppur non ho mai messo piede a Las Vegas, per ora –  si nota. 

Certo c’è il Caesar Palace, il Tropicana e pure il Trump Hotel, ma alle spalle di questi hotel/resort c’è il nulla povero di una città che se non fosse per gruppi di anziani, troppo poco importanti per qualcuno ma molto di più per i gestori di questi complessi, avrebbe già chiuso i battenti. L’Oceano Atlantico, però, con il suo orizzonte che confina immaginariamente con l’Europa, ha il suo fascino: i piedi, almeno quelli, hanno avuto il contatto con l’acqua.

Un’ora e mezza più tardi, volere di Dio e Atlantic City Express Way, si arriva a New York, lato Lincoln Tunnel (ah costa $14 e si paga solo cash o EZ Pass, un TelePass americano).  Arrivare nella Grande Mela alle quattro del pomeriggio di un caldo, anzi caldissimo, mercoledì di settembre non è una scelta saggia: la città, però, non delude mai.

New York, New York.

Sarà l’elevata attenzione che il mondo pone su questa città, ma, a differenza di Washington e Philadelphia, l’attaccamento ad uno sport, che sia basket o baseball o football, qui non si sente. La globalizzazione o standardizzazione del prodotto New York, ha eliminato ogni legame, almeno a Midtown con quella che è la cultura sportiva di un paese che, tutto sommato, alcuni sport li ha inventati.

Senza sé e senza ma, i New York Knicks possono essere etichettati come uno degli insuccessi sportivi più clamorosi degli ultimi anni in NBA: l’ultima stagione NBA lo testimonia. Spendere tanto senza costruire è una perdita di tempo e di appassionati, perché se è vero che solo la famiglia non puoi sceglierti, i fan versione 3.0, sono presi da facili emozioni. L’esempio è l’Eurobasket nella fase a gironi di Berlino. Tutti sul carro all’esordio, giù con la sconfitta e la vittoria rispettivamente con Turchia ed Islanda, tutti su con le due “lezioni cestistiche” impartite alla Spagna ed alla Germaina. Serve ancora un’ esempio? Porto una squadra che dal 2013 ho iniziato a seguire: l’Olimpia Milano. E’ facile dire che quest’anno Milano ha deluso tutti (e su questo non ci piove), ma demonizzare un allenatore come Luca Banchi e farlo passare nel giro di un anno da genio a demone di turno è tipico di questa generazione di tifosi … restiamo però a New York, che è meglio.

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Il Madison Square Garden, mica poco eh

“Se queste mura potessero parlare”. Quante volte avete sentito questa frase. Io tante, non so voi. Ebbene, credo che una frase del genere non possa essere meglio abbinata alla World most famous arena, il Madison Square Garden. Dai Knicks al grande Mohammed Alì, passando anche per “Enzino” Esposito, quell’Arena (notare la “A” maiuscola) credo ne abbia viste ed anche sentite di cotte e di crude, ma è oggettivamente un’altra (bella) storia.  

A Times Square una volta hanno provato a contare quanti turisti passassero in un giorno: hanno trovato più di qualche difficoltà. Passano tutti, turisti, avvocati, fattorini, poliziotti e senzatetto; passano i sogni di una Nazione speranzosa che proprio i loro possano avverarsi con la velocità con cui le notizie girano nei led di Bloomberg; passa la gente che diventa un ricordo, come noi.

New York, 10 settembre 2015

P.S. Se siete amanti della scarpe un giro da “Flight Club”, di sicuro ne troverete qualcuna adatta a voi.

La prossima tappa sarà online dopodomani a partire dalle ore 11:00

American Roads – Washington D.C.: Clicca Qui

American Roads – Philadelphia: Clicca Qui