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“American Roads” #2: Filadelfia

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Il viaggio da Washington D.C. a Filadelfia non è tanto lungo: tre orette, una interstatale e tanti alberi interrotti solo da alcuni agglomerati urbani. Arrivando da sud, la prima immagine che si ha della città è pressoché incredibile, credo – e solo il tempo potrà dirmelo – che solo New York possa offrire di meglio. Il basket, in una città che sembra essere una New York molto in piccolo con un polmone verde a nord verso la contea di Montgomery, è uno dei tanti sport presenti in città. Da alcuni veloci raffronti con camerieri, tassisti e front-desk man (receptionist, in Italia, ma così fa più figo), il Football, con i Filadelfia Eagles, sembra farla da padrone.

I 76ers, quando la storia parla da sola.

La memoria di chi abita a Filadelfia spesso dimentica il passato che i 76ers hanno avuto. Fondati nel 1939 in una città come Syracuse nello Stato di New York da Danny Biasone, hanno dovuto aspettare parecchio prima di sbarcare a Filadelfia e vincere un Anello. Danny Biasone, “zio Dan” per qualcuno, meriterebbe anche lui una statua sulla Benjamin Franklin Road. Grazie a lui, la pallacanestro, è entrata nella sua concezione più moderna grazie all’introduzione dei 24 secondi che hanno reso Il Gioco più veloce ed emozionante per chi lo osserva. Credo, senza ombra di dubbio che i nomi di Chamberlain, Malone e Barkley possano far venire la pelle d’oca a chiunque nel mondo.  Loro, hanno tutti giocato, in quelli che oggi vengono chiamati Filadelfia 76ers. Dico oggi, perché, manuale di storia alla mano, i Nationals prima di avere il loro nome si sono chiamati Warriors ed infine 76ers. Il nome, come in ogni cosa made in USA non è casuale. 1776, infatti, è l’anno dell’Indipendenza Americana: la Liberty Bell e tutta la zona della città vecchia testimoniano questo.

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“Philly”, la città difficile da capire.

“Philly”, come la chiamano da queste parti un po’ per abbreviare e un po’ per fare figo, è una città che inganna. Immaginate di mettere dentro ad un sacchetto della tombola un po’ di stile moderno (grattacieli), un po’ di stile coloniale, un po’ di Harbour ed un po’ di stile vittoriano;  agitate il tutto e sparpagliate tutto tra due fiumi il Delaware ed il Schuylkill. Risultato? Posso dire, dopo 48 ore di giri sull’asse nord-sud e su quella ovest-est, una grande confusione. Non solo c’è il rischio di passare da una zona all’altra senza capire dove ci si trovi, ma inoltre, la possibilità di fare brutti incontri aumenta. Gli homeless (senzatetto), qui a Philadelphia, sono un bel problema e su questo chi succederà a Barack Obama dovrà porvi rimedio: non è la qualità del senzatetto a spaventare, ma bensì la quantità che è impressionante.

Avere fede.

“Avere fede significa credere in qualcosa in cui nessuno crede” ha recitato Tom Hanks nel famoso film Filadelfia; nella Philly della Pennsylvania tutto credono a qualcosa: c’è chi sogna un altro anello NBA, chi un Superbowl, chi una qualità di vita migliore … sotto il Benjamin Franklin  Bridge passa anche questo.

 Philadelphia, 8 settembre 2015

Ps. Se passate negli Stati Uniti, un giro da “The Cheesecake Factory” vale sempre la pena. La foto qui sotto è solo l'1% delle Cheesecake che hanno nel menù. 

La prossima tappa sarà online a partire dalle ore 11:00 del 30 dicembre.

American Roads #1 – Washington D.C. : http://www.basketballpost.net/news/282508824070/american-roads-1-washington-d-c