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“American Roads” #1: Washington D.C.

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“The opera ain’t finish, ‘til the fat lady sing” si potrebbe tranquillamente dire in questo teatro (Lincoln Theatre), peccato che l’opera. che ai tempi di Lincoln era una commediola, si chiuse tragicamente con la morte di quest’ultimo. Questa frase però è passata alla storia grazie a quello che Michael Jordan ha definito come “Il Gioco”.

I successi a Washington D.C.

I successi a Washington D.C. sono un po’ come le scelte politiche che devono fare davvero bene al cittadino: tardano ad arrivare. La frase iniziale è passata alla storia grazie ad un massimo interprete della pallacanestro. Il suo nome è Dick Motta. Laureato a Utah State, ha allenato gli allora Washington Bullets e li ha condotti ad una vittoria che ha più dell’incredibile. 1978, gara-7 di Finals davanti Bullets e Seattle Supersonics, di contorno un playoff iniziato il 21 maggio e conclusosi il 7 giugno: il più lungo di sempre. Dopo 6 gare di estrema fatica mentale, Motta, capì che l’unico stimolo che poteva dare ai suoi era solo di tipo morale: da quella frase iniziò una spettacolare Finale NBA. 

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D.C.: District of Columbia, not more “of Choccolate”

A Washington D.C. gli edifici non possono essere più alti del Washington Monument, i sogni di chi ci vive si.

D.C., come la chiamano le persone qui, oggi, è lontana dal District of Chocolate. In questi anni è riuscita a costruirsi una sua identità ed il sole, quando non è avvolta in una cappa di umido, rende tutto più bello. E’ il caso del National Harbor, piccolo agglomerato urbano fuori città vicino la città di Alexandria. Qui è possibile trovare il mare per chi vuole il mare, è possibile trovare il Natale per chi vuole il Natale. Alla Pier House, posto che raccomando per l’abbondanza di pietanze a base  di pesce, ci hanno raccontato che non è raro vedere dei giocatori dei Wizards passare le loro giornate libere – e già questo è un parolone – da queste parti; se non ci sono loro, vista la vicinanza con un outlet, qualche stella di Georgetown la si trova sempre.

Cracker Jack sotto il sole della Capitale

Oltre al basket, nella città che da circa due anni ha visto un aumento di turisti impressionante, complice anche la premiata serie The House of Cards con Kevin Speacy nei panni di Frank Underwood, uno sport che richiama molte persone è il Baseball. Washington Nationals è il nome della squadra che gioca al National Park a circa 5 minuti dal Mall. Una partita, tradizione e quasi obbligo nei mesi estivi, è un buon spaccato su quello che dovrebbe essere l’intrattenimento. Il baseball è uno sport noioso alla lunga. Gli americani lo sanno ed allora costruiscono l’indotto intorno: pensate come siamo stupidi noi in Italia con la pallacanestro, che è più viva del baseball ma non creiamo la giusta dose d’intrattenimento intorno.

La notte ai piedi di Lincoln

Un giro di notte al Mall vale sempre la pena, d’estate ancora di più. Le luci del Capitol, nome comune in vari club di varie discipline, illumina in lontananza  in cielo, l’umidità non si avverte e (letteralmente) ai piedi di Abramo Lincoln si ammira la grandezza americana.
Bene così, siamo partiti con il piede giusto. Filadelfia ora ci aspetta.  

Washington, 6 settembre 2015

Ps. Durante le 8 ore di volo ho letto “Altro tiro, altro giro, altro regalo” di Flavio Tranquillo. Lo consiglio, non per altro perchè l'ho letto due volte e mi ha emozionato in entrambe.

Il prossimo appuntamento sarà online lunedì a partire dalle ore 11:00.