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Little Italy #13 – Marco Belinelli

Matteo Bettoni 18 febbraio 2018
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I Philadelphia 76ers arrivano alla pausa dell’All-Star Game attraversando uno dei migliori momenti della loro stagione: la squadra di Brett Brown alla pausa si trova al settimo posto ad Est (30-25) grazie ad una striscia di cinque vittorie consecutive e un record di 6 ‘W’ e 4 ‘L’ nelle ultime 10 che stanno confermando i 76ers come una delle squadre più in forma della NBA. E nella settimana appena passata, è arrivato l’esordio di Marco Belinelli con la sua nuova maglia numero 18, proprio in quella città che consacra il suo soprannome “Rocky” con cui l’azzurro era entrato nella lega un decennio fa. Bentornato a casa Rocky!

L’esordio – Per Marco Belinelli, nuovo innesto arrivato a Philly 48 ore dopo la chiusura degli scambi, l’esordio non è stato immediato: il giocatore da San Giovanni in Persiceto ha visto slittare il suo primo ingresso in campo dal match contro i New York Knicks (vinto 92-108 con una tripla doppia di T.J. McConnell) a quello con i Miami Heat il 15 febbraio. Lunga l’attesa, ma breve è stato il tempo che il numero 18 (sì, fa strano associare il numero 18 a Marco Belinelli) ci ha messo per scaldarsi e per scaldare la folla del Wells Fargo Center: 27 minuti dalla panchina, 17 punti e 1 rimbalzo con un ottimo 7/12 dal campo e 3/5 da oltre l’arco. Non un esordio comune, ma un esordio alla ‘Beli’: un giocatore capace di segnare con costanza da dentro e da fuori dalla linea dei tre punti anche nei momenti decisivi della gara dimostrandosi un fattore fondamentale dalla panchina subito coi suoi nuovi compagni di squadra.

Eppure la partita non è mai stata in discesa per i giocatori della città dell’amore fraterno: i 76ers sono andati sotto di 24, ma sono stati abili a sfruttare le disattenzioni difensive accelerate da un calo di tensione dei Miami Heat che hanno permesso a Ben Simmons e compagni di infilare canestro dopo canestro verso la rimonta. Se i grandi giocatori poi si vedono nei momenti caldi della gara, Belinelli appartiene a quella ristretta categoria: dei suoi 17 punti, decisivi sono stati i tre da vero ‘sharp shooter’ messi dalla chiave dell’arco in uscita dai blocchi e con la mano in faccia di Wayne Ellington per l’86-82. Senza esitazione anche la penetrazione che ha consegnato a Philadelphia non solo il +6 sul 94-100 ma anche la seconda vittoria consecutiva importante nella lotta per le ultime due piazze per i playoff della Eastern Conference.

“I trust the process” – Dopo la meritata vittoria contro gli Heat e l’esordio da incorniciare, Belinelli è stato fermato a bordo campo dai microfoni di Molly Sullivan, NBCS Sports Phildelphia: “Sono un gruppo giovane e voglio fare di tutto per aiutarli ad arrivare ai playoff. Difendono bene, sono motivati e hanno un attacco ben organizzato” così si è presentato ai microfoni della televisione cittadina, ma alla domanda sul perché della firma proprio con Philadelphia, Belinelli ha risposto alla Joel Embiid: “I trust the process”.

Rocky – Ogni volta che il pallone lanciato dal ‘Beli’ bucava la retina del canestro, lo speaker dei 76ers accompagnava ad un sonoro ‘Marco Be-lee-nell-eee’ anche il soprannome col quale l’azzurro si presentò a San Francisco una decina di anni fa quando fu pescato al draft del 2007 proprio da Golden State: quel nome ricorda un altro mito, una leggenda della città di Philadelphia interpretato da Sylvester Stallone, ovvero Rocky. Infatti, già dapprima della prestazione di Marco ai danni degli Heat, l’atleta azzurro era stato omaggiato sul mondo del web con dei frame “rubati” al film ‘Rocky’ per dare il benvenuto a Marco Belinelli. Un paragone guidato dal destino o dal caso? E’ ancora presto per dirlo, ma se il buongiorno si vede dal mattino, allora si prospettano quattro lunghi e caldi mesi in quel di Philadelphia per il nuovo numero 18 di 76ers, Marco Belinelli. Nel mentre l’azzurro si gode le vacanze in Italia in attesa di ritornare oltreoceano per una striscia di tre gare in quattro giorni con i Bulls allo United Center di Chicago, Orlando al Wells Fargo Center di Philadelphia e Washington al Verizon Center nella capitale.

Cifre stagionali: 11.9 punti (41.5% da due, 37.7% da tre, 92.7% dai liberi), 1.9 rimbalzi, 1.9 assist in 25 minuti per 53 gare disputate

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Matteo Bettoni

Matteo è nato il 9 settembre 1996 a Milano, dove attualmente studia alla facoltà di Scienze umanistiche per la comunicazione presso l'Università Statale. Ha giocato a basket 4 anni durante gli anni delle elementari per poi appassionarsi al mondo dello sport in generale, con occhio attento al mondo del basket Nba e europeo. Il suo sogno, oltretutto dopo 5 anni di liceo linguistico dove ha avuto modo di approfondire la conoscenza dell'inglese, tedesco e francese, è quello di diventare giornalista sportivo oltreoceano.

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