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Boston Celtics – Philadelphia 76ers: la preview

Matteo Bettoni 30 aprile 2018
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Da una parte un gigante mutilato, dall’altra una banda di giovincelli pronti a passare sopra ogni ostacolo lungo il percorso. Due cammini opposti, ma simili per certi versi. Due rotte che si incontrano nella strada verso la gloria
 
Boston, un cuore ferito ma pieno di orgoglio – Da una parte una squadra che ha perso tutti i suoi pezzi da 90 e sin dall’inizio della stagione la speranza di andare alle Finals (obiettivo per la quale era stata costruita): a partire dalle superstar Hayward e Irving poi piano piano anche i role player più importanti come Smart (recuperato in corsa nei playoff) e Theis sono stati costretti a lasciare il campo per i vari infortuni. Ma è proprio quando il gioco si fa duro che i duri iniziano a giocare. Il bello è che questi duri sono proprio i ragazzi della cosiddetta “Next Gen” – la generazione futura – al primo, al secondo o al massimo al terzo anno di esperienza in NBA. Jason Tatum, Jaylen Brown e Terry Rozier. Segnatevi questi nomi. E’ difficile indossare una canotta che porta il nome “Celtics”, ma quando hai carattere e senti di poter incarnare lo spirito che ogni atleta e ogni cittadino di Boston porta nel sangue, sai che sei fatto per questa città, per questo sport, per questa tradizione. Sai che quando dai tutto sul campo, qualsiasi tifoso col trifoglio nel cuore offrirà il suo appoggio e il suo tifo sfrenato. Ma te lo devi guadagnare. Passo dopo passo nella stagione e adesso nei playoff, questi tre ragazzi stanno dimostrando di aver le ossa ricoperte dal “Boston Pride”, ma i compiti sono più facili quando poi hai il sostegno dei veterani come Marcus Morris e Al Horford, sempre pronti a scoccare la freccia più dolorosa nei momenti più caldi e decisivi della stagione.
 
A Philly si sogna in grande – Dall’altra parte una squadra che non vedeva i playoff da sei anni. Philadelphia non viveva l’atmosfera dei playoff dal lontano 2011-2012 quando fu spedita a casa proprio dai Boston Celtics, proprio in gara -7 di semifinale della Eastern Conference. E’ l’opportunità di rifarsi, di far vedere al mondo della palla a spicchi che non è impossibile passare dalla scelta numero 1 al Draft ad essere una della contender ad Est e, perché no, dell’intera Lega. Il segreto sta nelle nuove leve che portano il nome di Joel Embiid e Ben Simmons. Due ragazzi che insieme potrebbero essere capaci di riscrivere le sorti di un gioco in continuo cambiamento. D’altronde non capita tutti i giorni di trovare due ragazzoni di 213 e 208 cm capaci di fare tutto, ma davvero tutto, su un campo da basket. Nessuno si aspettava un’esplosione così netta a partire dal primo anno di convivenza tra questi due e di convivenza con un sistema che ha fatto le mosse giuste al momento giusto. Dalla firma di Robert Covington (uno dei migliori giocatori ‘three-and-D’ della lega) nel 2015 alla scelta di Dario Saric nel 2016. Markelle Fultz al draft 2018 (il talento c’è ma è ancora tutto da dimostrare) per arrivare poi all’acquisizione di Marco Belinelli. Un po’ d’Italia anche ai piani alti della NBA ci voleva, mancava dopo quel titolo con gli Spurs nel 2014. Serviva più di tutti proprio a Marco Belinelli che non ha pensato due volte prima di firmare coi 76ers agli inizi di febbraio. Perché di basket vincente Belinelli se ne intende e ci ha visto lungo. Con lui Philadelphia ha cavalcato l’onda: dalla sesta posizione ha ribaltato le gerarchie ad Est risalendo fino alla terza posizione. Marco, detto ‘Rocky’ a Philadelphia per la sua somiglianza con lo storico pugile interpretato da Sylvester Stallone, è il vero fattore X di questa squadra che giova delle presenze di altri importantissimi veterani come J.J Redick e Ersan Ilyasova, arrivato con Belinelli da Atlanta. Nella serie contro Boston sarà di capitale importanza anche il ruolo e l’apporto dei giocatori più silenziosi ma non per questo meno incisivi come Richaun Holmes e T.J. McConnell, grandi lottatori e fonti di energia dalla panchina. Due così fanno sempre comodo.
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Matteo Bettoni

Matteo è nato il 9 settembre 1996 a Milano, dove attualmente studia alla facoltà di Scienze umanistiche per la comunicazione presso l'Università Statale. Ha giocato a basket 4 anni durante gli anni delle elementari per poi appassionarsi al mondo dello sport in generale, con occhio attento al mondo del basket Nba e europeo. Il suo sogno, oltretutto dopo 5 anni di liceo linguistico dove ha avuto modo di approfondire la conoscenza dell'inglese, tedesco e francese, è quello di diventare giornalista sportivo oltreoceano.

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